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Grammatica del portoghese dalla A alla Z

133 argomenti in 22 aree. Ognuno ha un livello, una spiegazione in italiano, frasi di esempio con traduzione, la trappola tipica di chi parla italiano ed esercizi propri.

Come percorso, numeratoCome mappa: i tempi su una linea del tempo

Alfabeto e pronuncia

5 argomenti · A1

Lettere, suoni, accento.

Tempi e periodo ipotetico

29 argomenti · A1–C2

Presente, perfeito e imperfeito, futuro, condicional, frasi con se.

Verbi: ser, estar, congiuntivo

41 argomenti · A1–C1

Ser ed estar, modali, imperativo, riflessivi, passivo, congiuntivo, infinito.

Articoli, nomi e aggettivi

32 argomenti · A1–C2

Articoli, genere e plurale, diminutivo, aggettivi, pronomi, preposizioni, por o para.

Struttura della frase

14 argomenti · A1–B2

Domande, negazione, frasi relative, infinito personale, discorso indiretto.

Cortesia, stile e scrittura

12 argomenti · A1–C1

Tu, você e o senhor, accenti, punteggiatura, Portogallo e Brasile, stile.

Alfabeto e pronuncia

Alfabeto e pronuncia

5 argomenti

Il portoghese si scrive con lettere che conosci e suona molto meno come l'italiano di quanto lasci credere la pagina. Le vocali atone quasi spariscono, alcune vocali passano dal naso, una s a fine sillaba suona come « sc » di « scena », e un ch non è mai il tuo « chi ». Chi lo vede una volta all'inizio riconosce poi le parole che sa leggere, anche quando in una conversazione suonano molto più corte. Questo capitolo presenta le lettere e i loro nomi, le vocali, le vocali nasali, le consonanti che suonano diversamente dall'italiano e le regole dell'accento. Descrive la pronuncia del Portogallo; dove il Brasile se ne allontana molto, lo dice.

Tempi e periodo ipotetico

Il presente

6 argomenti

Un verbo portoghese finisce in -ar, -er o -ir, ed è la tua divisione in tre coniugazioni, con le stesse persone e la stessa abitudine di lasciar cadere il soggetto. Le differenze sono poche e vale la pena saperle subito. La più grande sta nella prima persona plurale: l'italiano ha un solo -iamo per tutte e tre le coniugazioni, mentre il portoghese tiene separati -amos, -emos e -imos — ed è l'unico posto in cui i verbi in -er e quelli in -ir si distinguono. La seconda: qui una vocale cambia in una forma sola, dove il tuo -isc- si infila in quattro. E una consolazione che nessun'altra lingua di questo elenco può offrire: pôr è il tuo « porre », con la stessa famiglia dietro.

Il passato

7 argomenti

Il portoghese racconta con una forma propria e non chiede nessun ausiliare: falei vale insieme « ho parlato » e « parlai ». Per un italiano questa è la notizia più grande di tutto il capitolo, e va detta senza giri di parole: la scelta fra « avere » ed « essere » sparisce, e con essa l'accordo del participio. Sparisce anche la divisione fra il passato prossimo che parli e il passato remoto che leggi — qui è una forma sola, che ha l'aspetto del tuo passato remoto e il mestiere del tuo passato prossimo. Resta una scelta, quella fra questa forma e l'imperfetto, e ti è già familiare. Attenzione soltanto a tenho falado: assomiglia a « ho parlato » e non lo è.

Il futuro

9 argomenti

Parlando, il futuro si dice quasi sempre con ir più l'infinito: vou comer, vais ver. Questa costruzione l'italiano non ce l'ha: « vado a mangiare » è un movimento vero, e « sto per mangiare » copre solo l'attimo prima. Qui invece è il futuro normale del parlato, vicino e lontano insieme. Accanto sta il futuro simples, con le desinenze sull'infinito intero — e intero davvero, senza la vocale che il tuo futuro cambia in « parlerò ». C'è poi il condicional, che qui prende le desinenze dell'imperfeito e si distingue dal passato per una sola r. E c'è una forma che in italiano non esiste affatto: dopo quando e se il portoghese mette il futuro do conjuntivo, costruito sulle radici che conosci dal passato remoto.

Le condizioni

7 argomenti

Una frase con se ha due metà, e la forma di entrambe dipende da quanto la condizione sia probabile. La seconda e la terza coppia sono le tue: se tivesse tempo, ia è « se avessi tempo, andrei », e se tivesse tido tempo, teria ido è « se avessi avuto tempo, sarei andato ». La prima cambia modo. Tu metti il presente indicativo dopo « se » — « se ho tempo, ci vado » — e qui ci vuole il futuro del congiuntivo: se tiver tempo, vou. Il presente dopo se non è scorretto: dice un'abitudine, e per questo l'errore non si sente. Una regola ti aiuta però, ed è la stessa nelle due lingue: dopo se non va mai il condizionale.

Verbi: ser, estar, congiuntivo

Essere e avere

5 argomenti

L'italiano ha già due verbi che somigliano a questi due, e proprio per questo conviene dire subito che non si dividono il lavoro allo stesso modo. In italiano « stare » costruisce la forma progressiva e chiede come uno sta, ma davanti a un aggettivo si dice sono stanco, con « essere ». Il portoghese mette lì estar: estou cansado. Ser dice che cosa uno è — provenienza, mestiere, carattere, l'ora; estar dice come sta adesso — stato, luogo, umore. Due cose invece passano intere: l'età e la fame si hanno anche in italiano — tenho vinte anos è « ho vent'anni » —, e in cambio ce n'è una che non passa affatto: há non va mai al plurale, dove l'italiano dice ci sono.

Potere, volere, dovere

9 argomenti

I verbi modali stanno qui come in italiano: verbo coniugato e dietro l'infinito, senza niente in mezzo. Posso ajudar, quero comer, sei nadar. Non sono una categoria a parte: sono verbi normali che si coniugano per intero. Due cose vanno rifatte. La prima: il tuo « dovere » qui si divide in tre, e le tre non sono intercambiabili — ter de è la necessità che viene da fuori, dever è il dovere o la supposizione, precisar de è il bisogno. La seconda: « bisogna » non ha corrispondente. Quella forma impersonale che in italiano non dice mai chi debba fare la cosa, qui non esiste; ogni obbligo prende un soggetto, e il più vicino che si trova è é preciso davanti a un infinito.

Chiedere e ordinare

4 argomenti

L'imperativo portoghese è diviso in due, e la divisione ti è in parte nota. Per tu c'è una forma propria — fala!, come! — ma solo all'affermativo; appena arriva não la lingua passa al congiuntivo: não fales! Per você e o senhor c'è il congiuntivo dal principio alla fine, affermativo e negativo: fale, não fale — ed è il tuo « Lei parli », con lo stesso meccanismo. Quello che non hai è la casella negativa. In italiano « non parlare! » è un infinito, e quell'infinito è l'unico posto della tua grammatica in cui una negazione sostituisce un verbo coniugato con uno non coniugato. Qui non succede: não fales è una forma coniugata come tutte le altre. È il punto su cui conviene fermarsi.

I verbi riflessivi

4 argomenti

Un verbo riflessivo porta un pronome che rimanda al soggetto: lavo-me, chamo-me, levanto-me. Il sistema è il tuo, verbo per verbo quasi, e ci sono due regolazioni da fare. La prima è la posizione: il pronome sta dietro il verbo, attaccato con un trattino, dove il tuo sta sempre davanti. La seconda è l'ausiliare: i tuoi riflessivi prendono « essere » e fanno accordare il participio — « si è alzata » —, mentre qui tutti i tempi composti si fanno con ter e niente si accorda. E c'è un se che non indica nessuno: fala-se português. È il posto del tuo si impersonale, con la stessa concordanza — vendem-se casas come « si vendono case » — e con una compagnia in più: a gente, che vuol dire noi e si coniuga al singolare.

Il passivo

5 argomenti

Il passivo con ser esiste e sta in ogni testo di giornale: a casa foi vendida. Il participio si accorda con il soggetto, come un aggettivo, ed è quello che fai anche tu. Quello che non c'è è la tua scelta fra gli ausiliari. L'italiano ne ha tre e ciascuno dice qualcosa: « essere » per il passivo generico, « venire » per l'azione in corso, « andare » per l'obbligo. Qui c'è ser e basta. La distinzione fra processo e stato si fa con un secondo verbo — estar — e l'obbligo va detto con parole, non con l'ausiliare. E l'agente non prende da ma por, che si fonde con l'articolo: pelo, pela.

Il congiuntivo

6 argomenti

Il conjuntivo non è un tempo ma un atteggiamento: sta dove qualcosa è desiderato, messo in dubbio, temuto o preteso — dove insomma non si afferma che le cose stiano così. Il modo è il tuo, la lista di quello che lo fa scattare coincide in gran parte, e perfino il modo di formarlo è lo stesso: dalla prima persona del presente. Due cose vanno rifatte. La prima è una casella che si sposta: dopo acho que — « penso che » — qui va l'indicativo, mentre l'italiano mette il congiuntivo. La seconda è un tempo in più: il *futuro do conjuntivo*, che l'italiano non ha mai avuto in questa forma e che qui serve dopo quando, se e assim que, cioè tutti i giorni.

Costruzioni dei verbi

8 argomenti

La macchina è la tua: due verbi di seguito, il secondo all'infinito, e in mezzo niente, a o de — come « voglio partire », « comincio a partire », « smetto di fumare ». I gruppi si riconoscono quasi sempre. Quello che si sposta sta altrove. Il tuo « devo » qui è tenho de, e dever vuol dire un'altra cosa. « Dimenticare di » diventa riflessivo. Il tuo « da » — « qualcosa da bere », « facile da leggere » — qui si divide fra para e de. E il presente semplice, che in italiano può voler dire « in questo momento », qui non lo dice mai.

Articoli, nomi e aggettivi

L'articolo

5 argomenti

Quattro forme determinate, o, a, os, as, e quattro indeterminate, um, uma, uns, umas. Dopo le sette forme italiane questo sembra poco, ed è poco: la parola che segue non decide niente, non c'è nessun lo né « gli », e non c'è elisione — o amigo, a amiga, senza apostrofo, così il genere resta visibile dappertutto. La fusione con le preposizioni è il tuo sistema quasi per intero, con una differenza che vale la pena notare subito: por si fonde e dà pelo, mentre il tuo « per » non si fonde mai. E su un punto hai un vantaggio come nessun altro: l'articolo davanti al possessivo, o meu carro, è esattamente il tuo « la mia macchina ».

Il sostantivo

10 argomenti

In italiano l'ultima vocale dice insieme il genere e il numero: « libro » e « libri » si distinguono in una lettera che cambia. In portoghese quella vocale porta soltanto il genere — -o maschile, -a femminile — e il numero arriva a parte, con una -s aggiunta in fondo. È una divisione del lavoro più semplice, e regala una cosa che l'italiano non ha: il plurale non tocca la parola, la allunga. Il prezzo lo si paga sulle consonanti finali, che l'italiano non conosce affatto: animal fa animais, homem fa homens, e le parole in -ão hanno tre plurali diversi. Nessuna di queste forme somiglia a niente che tu abbia in casa.

L'aggettivo

5 argomenti

L'aggettivo concorda in genere e numero e sta dietro al nome; il piccolo gruppo che sta davanti e cambiando posto cambia senso — um homem grande contro um grande homem — è il tuo, parola per parola. Le differenze sono tre e nessuna è grande. La prima si vede subito: qui un aggettivo può finire per consonante, cosa che in italiano non succede mai. Azul, comum, feliz, fácil non hanno vocale finale e formano il plurale come i nomi, con una -s o un dittongo. La seconda: mais bom non esiste, mentre il tuo « più buono » sì. E la terza: qui il tuo « parla veloce », con l'aggettivo usato come avverbio, vuole rapidamente.

I pronomi

7 argomenti

Il pronome soggetto sparisce quasi sempre, perché la desinenza ha già detto chi parla. Restano i pronomi oggetto, e con loro la differenza che regge tutto il capitolo. In italiano è la forma del verbo a decidere dove va il pronome: davanti a un verbo coniugato, attaccato dietro a un infinito, a un gerundio o a un imperativo. In portoghese europeo decide invece la frase: la posizione normale è dietro, con un trattino — chamo-me Ana — e sono certe parole nella frase, non la forma del verbo, a riportarlo davanti. Dopo una negazione, dopo una parola interrogativa e in una subordinata il pronome torna avanti: não me chamo Ana. Il verbo è lo stesso nei due casi; è cambiato quello che gli sta intorno.

Le preposizioni

5 argomenti

Cinque preposizioni reggono quasi tutte le frasi: de, a, em, por e para. Le prime quattro si fondono con l'articolo, e il gesto ti è familiare: no e na sono i tuoi « nel » e « nella », costruiti allo stesso modo. Due cose vanno rifatte. La prima: il tuo « per » si sdoppia in por e para, e la maggior parte dei tuoi usi finisce su por, così che para è la casella davvero nuova. La seconda è più insidiosa: « da » qui non esiste. Quella parola che in italiano fa da sola l'origine, la durata, la casa altrui e perfino lo scopo, qui si smonta in pezzi diversi, e ogni pezzo prende una preposizione sua.

Struttura della frase

Domande e negazione

5 argomenti

La domanda si fa con la voce e la negazione con una parola davanti al verbo, che per giunta si raddoppia: não vejo nada è « non vedo niente », con lo stesso ordine e la stessa logica. Tutto questo è già tuo. Restano due novità. La prima è é que, un riempitivo che si infila dopo la parola interrogativa, non vuol dire assolutamente niente e serve solo a non spostare il soggetto: onde é que moras?. L'italiano non ha nulla del genere e chiede senza aggiungere niente. La seconda è più piccola e si vede a ogni riga: i tuoi no e « non » sono qui una parola sola, não, che risponde e nega allo stesso tempo.

Le subordinate

4 argomenti

Que introduce quasi ogni subordinata: il « che » completivo e il relativo, per le persone e per le cose, come soggetto e come complemento. È il tuo « che », con lo stesso doppio mestiere e la stessa impossibilità di ometterlo. La particolarità è un'altra: l'*infinito personale*. Antes de sairmos vuol dire « prima che usciamo » — l'infinito prende una desinenza di persona e sostituisce una subordinata intera. Nessuna altra lingua romanza ce l'ha, e per un italiano è la novità di questo capitolo, perché il tuo infinito dopo una preposizione funziona solo quando il soggetto è lo stesso.

Il discorso indiretto

5 argomenti

La concordanza dei tempi è la tua e passa intera: introduttore al presente e non si muove niente, al passato e tutto arretra di un passo. Diz que está cansado contro Disse que estava cansado. Su questo non c'è nulla da rifare. Le differenze stanno tutte intorno. Il pronome si attacca dietro al verbo coniugato, con il trattino: disse-me. Il passato da cui parte l'arretramento è semplice e non composto, e tenho pago non vuol dire « ho pagato ». « Che cosa », « cosa » e « che » diventano una parola sola. E davanti a un infinito il portoghese non vuole nessun « di ».

Cortesia, stile e scrittura

Dare del tu e dare del lei

4 argomenti

Il meccanismo lo conosci. Tu prende la seconda persona; você prende la terza, esattamente come il tuo « Lei »; o senhor e a senhora sono più solenni e stanno anch'essi alla terza. Non c'è nessuna costruzione nuova da imparare, e questo ti risparmia la metà del capitolo. La differenza è nell'uso del pronome. Il tuo « Lei » si dice, si scrive con la maiuscola e non offende nessuno. Você invece in Portogallo è delicato: fra pari va bene, ma rivolto a una persona più anziana o a un superiore suona freddo. La via d'uscita non è un altro pronome ma *nessuno*: si toglie il pronome, si coniuga alla terza persona e, se lo si sa, si dice il nome con l'articolo. A Ana quer um café? è la forma che si sente di più, e in italiano non ha corrispondente.

Stile, scrittura e sfumature

8 argomenti

Niente di quello che segue è una grammatica a parte: è quello che resta una volta imparati i tempi. Un verbo che fa da solo il lavoro di quattro dei tuoi, i segni sopra le lettere, e le parole piccole che fanno affermare a una frase meno di quello che dice. Gli accenti non sono un ornamento. Avô è il nonno e avó la nonna; pode è « può » e pôde « ha potuto ». Chi li lascia cadere scrive un'altra parola — e una che esiste, quindi nessun correttore la segnala.