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Pronuncia del portoghese: 38 coppie minime da ascoltare

Una coppia minima sono due parole che si distinguono per un solo suono. Chi le distingue ha il suono. Chi no, dice per anni la stessa parola e si stupisce che gli chiedano che cosa intendesse.

Questa lista è più corta di quelle solite perché segue una sola regola: contiene solo le distinzioni che in italiano non esistono. Una differenza che la propria lingua fa già non costa fatica; quelle che non fa sono quelle da esercitare.

Per questo ciascuno dei 6 gruppi dice prima che cosa fa invece chi parla italiano. È questa l’informazione vera; le parole sotto sono le prove. Qui non c’è trascrizione fonetica: chi conosce i simboli non ha bisogno di questa pagina, e a chi non li conosce non dicono nulla.

Vocale aperta e vocale chiusa

Una distinzione che l’italiano conosce, con accenti scritti che non corrispondono.

Che cosa succede: Il portoghese ha due o e due e, e distinguono parole, come in italiano «pèsca» e «pésca» o «bòtte» e «bótte». Chi le distingue già nella propria pronuncia parte avvantaggiato; chi viene da una regione dove la differenza si sente poco deve impararla qui. I tranelli sono due. Il primo sono gli accenti scritti: in portoghese l’acuto segna sempre la vocale aperta e il circonflesso quella chiusa. ó è quindi la ò di «però», e é è la è di «caffè» — non la é chiusa di «perché», come farebbe pensare l’italiano. Il secondo è la posizione: in italiano una o accentata in fine di parola è quasi sempre aperta («però», «andò»), e chi parla italiano dice così anche avô, che invece vuole una o chiusa. Dove non c’è accento scritto, la differenza non si vede e va imparata con la parola.

UnasignificaL’altrasignifica
avôil nonnoavóla nonna

O meu avô mora no Porto.Mio nonno vive a Porto.

La coppia più nota della lingua. avó ha la ò di «però»; avô una o chiusa che l’italiano, in fine di parola, non usa quasi mai.
porper, attraversopôrmettere, porre

Vou pôr a mesa.Adesso apparecchio la tavola.

Una preposizione e un verbo, separati per iscritto solo dal circonflesso. pôr è parente di «porre».
possopossopoçoil pozzo

Não posso ir hoje.Oggi non posso andarci.

Le vocali accentate sono quelle di «pòsso» e «pózzo». Ma la o finale si dice u, e le consonanti non sono lunghe.
formala forma, il modofôrmalo stampo (per dolci)

Não é a melhor forma de o dizer.Non è il modo migliore di dirlo.

L’accordo ortografico del 1990 rende facoltativo il circonflesso di fôrma: spesso, per iscritto, solo il contesto distingue le due parole.
nósnoinosci (complemento)

Nós vamos a pé.Noi andiamo a piedi.

Come «noi» e «ci»: il pronome accentato ha la o aperta, quello atono la riduce a u.
estequestoestásta, è (stato, luogo)

Este comboio está atrasado.Questo treno è in ritardo.

sedela setesedala seta

Tenho sede.Ho sete.

La e finale di sede quasi non si sente, niente a che vedere con la e piena di «sete»; la a finale di seda invece resta udibile.

Vocali nasali

La vocale passa dal naso — e la n o la m non si pronunciano come consonanti.

Che cosa succede: Una vocale con la tilde (ã, õ) o seguita da m o n a fine sillaba si pronuncia facendo uscire l’aria anche dal naso, e la consonante non si sente come suono a sé. L’italiano non ha vocali nasali e pronuncia sempre la n e la m: dice sim chiudendo le labbra su una m ben udibile, e pão come «pa-o» o «paun». In portoghese le labbra non si chiudono: resta una i fatta passare dal naso. Chi ha studiato il francese conosce già il principio, ma non le vocali, che sono diverse. E ci sono dittonghi nasali, come il ão di mão o l’em finale di bem, che scivola verso una i nasale. La differenza porta significato: lá è «là», lã la lana.

UnasignificaL’altrasignifica
lálàlãla lana

A camisola é de lã.Il maglione è di lana.

Dove l’italiano ha conservato la n tra due vocali — «lana», «mano», «pane» —, il portoghese spesso l’ha persa e ne ha tenuto solo la nasalità: lã, mão, pão.
maucattivomãola mano

Dá-me a mão.Dammi la mano.

mau è «ma-u» in una sillaba; mão è lo stesso scivolamento, ma tutto attraverso il naso.
pauil bastonepãoil pane

Comprei pão na padaria.Ho comprato il pane dal fornaio.

viho vistovimsono venuto

Vim de comboio.Sono venuto in treno.

sisésimsì

Sim, com certeza.Sì, certo.

Alla fine di sim le labbra restano aperte: nessuna m da far sentire.
ririderimil rene

Ele ri muito.Ride molto.

lêleggelemleggono

Ele lê o jornal todos os dias.Legge il giornale tutti i giorni.

La terza persona plurale in realtà si scrive leem; la forma lem è qui solo per mostrare la vocale nasale.
cáquicãil capello bianco

Vem cá!Vieni qui!

Le due r

La r semplice è quella italiana; la doppia, in Portogallo, si fa in gola.

Che cosa succede: Qui l’italiano gioca in casa: la stessa opposizione esiste nella sua lingua, con coppie identiche — «caro» e «carro», «coro» e «corro», «era» e «erra». La r semplice tra vocali è lo stesso colpo di lingua dell’italiano, e non c’è niente da cambiare. La differenza sta nella rr e nella r a inizio di parola: in Portogallo di solito non si fanno vibrare con la punta della lingua, ma in fondo alla gola, con un suono vicino alla r francese. Una r vibrata all’italiana si capisce benissimo — in alcune regioni la si sente ancora — ma suona regionale. E non è una questione di durata: il portoghese non ha consonanti lunghe, e allungare la r non basta. Chi ha la erre moscia ha già il suono giusto per la doppia e deve imparare il colpo di lingua per la semplice.

UnasignificaL’altrasignifica
carocaro, costosocarrol’automobile

Este hotel é muito caro.Questo albergo è molto caro.

La stessa coppia dell’italiano. carro però è l’automobile, e la sua r in Portogallo si fa in gola.
coroil corocorrocorro (io)

Corro todas as manhãs.Corro ogni mattina.

moroabitomorrola collina

Moro perto da estação.Abito vicino alla stazione.

moro viene da morar, abitare: niente a che vedere con l’italiano «moro».
paraper (scopo, destinazione)parrala foglia di vite

Isto é para ti.Questo è per te.

eraeraerrasbaglia

Era tarde quando chegámos.Era tardi quando siamo arrivati.

coralil corallocorralil recinto

O coral é vermelho.Il corallo è rosso.

corral è raro; la parola comune per il recinto è curral. La coppia è qui perché mostra la r in una posizione diversa da carro.

lh e nh

Il gn di «sogno» e il gl di «figlio», scritti in un altro modo.

Che cosa succede: Nessun suono nuovo: nh è il gn di «sogno» e lh il gl di «figlio», e sonho e filho si dicono quasi come le parole italiane. I problemi sono due. Il primo è la lettura: nh e lh vanno letti come un suono solo, e la h non si pronuncia. Il secondo è la durata: tra due vocali l’italiano pronuncia gn e gl sempre lunghi, mentre in portoghese sono brevi, e filho non ha la consonante trattenuta di «figlio». La differenza con l e n porta parole: mala è la valigia, malha la maglia. Un altro dettaglio che tradisce l’italiano: a fine sillaba la l portoghese è scura, con la lingua ritirata verso il fondo della bocca — Portugal, mal —, mai la l chiara di «male».

UnasignificaL’altrasignifica
malala valigiamalhala maglia

A mala está no carro.La valigia è in macchina.

malha e «maglia» hanno lo stesso suono, ma in portoghese è breve.
galoil gallogalhoil ramo

O galo acorda cedo.Il gallo si sveglia presto.

galo ha una l sola, e si pronuncia breve: non è la l doppia di «gallo».
calatacecalhala grondaia

A calha está entupida.La grondaia è intasata.

sonoil sonnosonhoil sogno

Tenho sono.Ho sonno.

sono non è «sono» del verbo essere, ma il sonno: tenho sono è esattamente «ho sonno».
penala piuma; la penapenhala rupe

Que pena!Che peccato!

Que pena! è l’esclamazione di tutti i giorni, dove l’italiano dice «che peccato».

s, ss, ç e z

Quattro grafie, e la posizione della lettera decide il suono.

Che cosa succede: Una s sola tra due vocali è sonora, come la s di «rosa» nella pronuncia del Nord; ss e ç sono sorde, e la c davanti a e e i ha lo stesso suono sordo, non quello di «cena». Chi al Centro-Sud dice «casa» con la s sorda, in portoghese pronuncia caça. La z non è mai quella di «zero» o di «pizza»: è la s sonora di «rosa». La doppia ss non è lunga come in «passo». E in fine di parola, o davanti a una consonante sorda, in Portogallo ogni s diventa il suono di «sc» in «scena»: as portas suona più o meno «asc pòrtasc». Davanti a una consonante sonora diventa la j francese di «jour»: mesmo. È una delle ragioni principali per cui il portoghese di Lisbona, all’ascolto, non si riconosce.

UnasignificaL’altrasignifica
casala casacaçala caccia

A casa é grande.La casa è grande.

La s di casa è sonora, come nella pronuncia del Nord. Detta sorda, diventa caça.
assararrostireazarla sfortuna

Que azar!Che sfortuna!

La z di azar è una s sonora, non la zz di «azzardo»; e la parola vuol dire sfortuna.
louçale stoviglielousala lavagna (di ardesia)

A louça está na cozinha.Le stoviglie sono in cucina.

In Portogallo ou si pronuncia di solito come una o chiusa, non come il dittongo «ou».
passoil passopaçoil palazzo (reale)

Vamos passo a passo.Andiamo passo passo.

Qui le due parole suonano uguali: la coppia mostra che ss e ç scrivono lo stesso suono. E passo non ha la s lunga dell’italiano «passo».
selala sellazelavigila su, ha cura di

A sela é de cabedal.La sella è di cuoio.

A inizio di parola s è sempre sorda e z sempre sonora — ma la z è la s di «rosa», non la z di «zelo».
cosercucirecomermangiare

Vamos comer às oito.Mangiamo alle otto.

coser, cucire, si pronuncia esattamente come cozer, cuocere: lì solo la grafia distingue.

Dove cade l’accento

L’accento scritto compare solo dove la regola non vale.

Che cosa succede: Una parola che finisce in a, e o o — seguite o no da una s — o in -am, -em, -ens si accentua sulla penultima sillaba; le altre sull’ultima. Un accento scritto segnala un’eccezione e dice dove cade l’accento. L’idea non è nuova per chi parla italiano: anche l’italiano distingue parole solo con l’accento, come «àncora» e «ancóra». Cambia la scrittura: l’italiano segna l’accento solo sull’ultima sillaba («città»), il portoghese anche sulla terzultima (fábrica) e su ogni eccezione. Il tranello vero sono le parole simili all’italiano con l’accento altrove: telefone si accentua sulla penultima, non come «telèfono». E siccome le vocali non accentate quasi spariscono, un accento sbagliato fa sentire la sillaba che doveva sparire e inghiotte quella che doveva reggere la parola.

UnasignificaL’altrasignifica
estaquestaestásta, è (stato, luogo)

Esta chave não está aqui.Questa chiave non è qui.

L’errore di accento più frequente, perché le due parole possono comparire quasi in ogni frase.
sabiasapevo, sapevasabiáil sabiá (un tordo brasiliano)

Eu não sabia disso.Non lo sapevo.

duvidadubitadúvidail dubbio

Não há dúvida nenhuma.Non c’è alcun dubbio.

La stessa parola, verbo da una parte e nome dall’altra: solo l’accento dice quale.
fabricafabbrica (verbo)fábricala fabbrica

A fábrica fecha às seis.La fabbrica chiude alle sei.

In italiano «fabbrica» ha lo stesso accento come nome e come verbo; in portoghese il verbo si accentua sulla penultima.
secretariala segreteriasecretáriala segretaria; la scrivania

A secretaria abre às nove.La segreteria apre alle nove.

Lo stesso schema dell’italiano: «segreterìa» e «segretària».
eeéè

O pão é fresco e barato.Il pane è fresco ed economico.

La stessa coppia dell’italiano, e é ha la e aperta di «è». La congiunzione e, però, in Portogallo si pronuncia come una i breve.

Ascoltare e distinguere

Si sente una delle due parole e lei dice quale. Due possibilità vogliono dire che tirando a indovinare se ne prende la metà. Per questo ogni coppia compare due volte — una per parola. Chi non ha il suono si ferma al cinquanta per cento sulle due, e si vede; un singolo colpo non si vedrebbe.