Die ganze Grammatik
121 Themen in 20 Bereichen. Jedes Thema hat eine Stufe, eine Erklärung auf Deutsch, Beispielsätze mit Übersetzung, den typischen deutschen Fehler und eigene Übungen.
Als Lernpfad, durchnummeriertAls Karte: die Zeitformen auf einer Zeitleiste
être, avoir e c’è
5 ThemenQuasi tutto quello che serve qui l'italiano ce l'ha già. avoir copre l'età, la fame, la paura e il freddo esattamente come « avere » — j'ai vingt ans è «ho vent'anni», j'ai faim è «ho fame» — e la professione va senza articolo in tutt'e due le lingue. Quello che cambia è una cosa sola e ricorre in ogni frase: *il pronome è obbligatorio.* L'italiano dice « sono stanco » e lascia fuori l'io perché la desinenza basta; il francese non può, perché quattro delle sei forme di être si pronunciano uguali. Suis fatigué non è una frase. Da imparare restano poi due dettagli: il y a non va mai al plurale, dove l'italiano passa a « ci sono », e bisogna scegliere fra c'est e il est dove l'italiano dice « è ».
Il presente
6 ThemenIl francese divide i verbi in tre gruppi secondo la terminazione dell'infinito — -er, -ir, -re — come l'italiano li divide in -are, -ere e -ire. Il primo è di gran lunga il più grande. La differenza da accettare subito è un'altra: *quattro delle sei forme suonano uguali.* je parle, tu parles, il parle e ils parlent sono la stessa parola all'orecchio. L'italiano sente tutte e sei e per questo può fare a meno del pronome; il francese non ne sente quasi nessuna e per questo non può farne a meno mai. Per il resto ci sono due incontri che vale la pena aspettarsi: il gruppo in -ir infila un -iss- come l'italiano infila -isc-, e faire fa il tempo atmosferico come lo fa « fare ».
Gli articoli
5 ThemenDi tutte le lingue di partenza l'italiano è quella che arriva qui con più bagaglio, e per una volta il bagaglio è di troppo. L'italiano ha *sette* articoli determinativi — il, lo, la, i, gli, le, l' — e il francese ne ha *tre*: le, la, les. Non c'è nessun lo davanti a s impura, nessun « gli »: le stade, les étudiants. Lo stesso vale per le preposizioni articolate. L'italiano le fonde tutte — al, allo, alla, ai, agli, alle, del, dello, della, nel, sul — e il francese fonde *soltanto* à e de con le e les: au, aux, du, des, e basta. à la resta in due parole e dans le non si fonde affatto. In compenso il partitivo c'è ed è il vostro: du pain è « del pane ».
I sostantivi
9 ThemenQui l'italiano parte vicinissimo e proprio per questo scivola. Due generi, nessun neutro, un articolo davanti a quasi tutto: fin qui è casa vostra. Ma l'italiano scrive il genere e il numero nell'ultima lettera della parola — libro, libri, tavola, tavole — e quella lettera si sente. Il francese mette in fondo una -s che nessuno pronuncia, e il genere non lo scrive affatto: sta tutto nell'articolo. Poi ci sono le parole gemelle, che sono la trappola vera: la fleur è femminile e « il fiore » maschile, la mer è femminile e « il mare » maschile, le soir è maschile e « la sera » femminile. Si somigliano troppo perché qualcosa vi avverta.
Gli aggettivi
7 ThemenAnche qui l'italiano arriva con quasi tutto in valigia. L'aggettivo francese si accorda in genere e numero e sta di norma *dopo* il sostantivo: une voiture rouge, « una macchina rossa », nello stesso ordine. C'è un gruppetto di parole corte che va davanti — un grand jardin — e alcune cambiano senso a seconda del posto, esattamente come « un grand'uomo » e « un uomo grande ». Le differenze sono due e sono di natura diversa. L'accordo francese quasi non si sente: è una lettera sulla pagina, mentre il vostro è l'ultima vocale e si sente sempre. E il posto dell'aggettivo, che in italiano si può spostare per enfasi quasi a piacere, qui è fissato da una lista chiusa.
I pronomi
6 ThemenDi tutte le lingue di partenza l'italiano è quella che arriva a questa sezione con più cose già in mano. Il pronome atono sta *prima* del verbo, come il vostro: je le vois è « lo vedo ». Esistono y e en, che sono il vostro « ci » e il vostro « ne » — j'y vais, j'en ai deux — e nessun'altra lingua di partenza li ha. Quello che cambia sono tre dettagli che tornano in ogni frase: il possessivo qui non prende l'articolo, lui non è « lui » ma « a lui », e i pronomi non si saldano mai in una parola sola come « glielo » e « dammelo ».
Domande e negazione
5 ThemenL'italiano nega con una parola sola davanti al verbo e chiede con la sola intonazione: « non capisco », « vieni? ». Il francese fa tutte e due le cose in modo diverso. La negazione ha due pezzi che abbracciano il verbo — ne … pas — e nel parlato il primo sparisce quasi sempre, cosa che l'italiano non fa mai con « non »: chi impara ascoltando non sentirà mai il ne, chi impara leggendo non capirà una conversazione. E per chiedere ci sono tre strade che non cambiano il significato ma il tono. L'italiano ne ha una sola, quindi qui non si traduce una forma: si sceglie un registro.
Il passato
6 ThemenQuesta è la sezione in cui l'italiano e il francese si somigliano di più in tutta la grammatica. Due ausiliari, avoir ed être, come « avere » ed « essere »; il participio che si accorda con il soggetto quando l'ausiliare è être, come da voi; un imperfetto che descrive e un passato composto che racconta, con lo stesso confine. Il pleuvait quand je suis sorti è « pioveva quando sono uscito », forma per forma. Il lavoro sta nei dettagli: le due liste di verbi con être non coincidono del tutto, la radice dell'imperfetto si prende in un posto dove l'italiano non guarda mai, e i participi irregolari sono i vostri accorciati fino a non sentirsi più.
Il futuro
9 ThemenIl futuro semplice francese è il vostro: infinito più desinenze, con le stesse irregolarità nella stessa manciata di verbi. Anche il condizionale nasce dalla stessa radice, come da voi. La novità è la casella di mezzo. Il francese ha una terza forma che l'italiano non possiede — aller più infinito, je vais partir — ed è quella che si sente in ogni conversazione. L'italiano copre quello spazio con il presente o con « sto per », e nessuna delle due si traduce con aller. Poi ci sono due incroci da guardare: dopo si il futuro è vietato, dove l'italiano lo ammette; e la « futuro nel passato » italiana è un condizionale composto, mentre il francese usa quello semplice.
Richieste e ordini
4 ThemenL'imperativo francese è il presente senza il pronome, e ha tre persone: tu, nous, vous. L'italiano ne ha di più, perché la forma di cortesia esce dal congiuntivo — « parli », « venga » — e in francese quella casella non esiste: parlez serve sia per il « voi » sia per il « Lei ». Il salto del pronome è invece il vostro, con una differenza di scrittura: qui non si salda niente, si mette un trattino. E c'è un punto in cui le due lingue divergono in modo netto: l'infinito. In italiano « non fumare » vale sia per il cartello sia per l'ordine a una persona; in francese sono due frasi diverse.
Potere, dovere, volere
9 ThemenAnche qui l'italiano arriva con quasi tutto in mano. I quattro verbi sono verbi normali, irregolari ma completi, e dietro va l'infinito nudo: je peux venir è « posso venire ». il faut è il vostro « bisogna »: impersonale, invariabile, con l'infinito dietro. E savoir e connaître sono « sapere » e « conoscere », con lo stesso confine. Quello che resta da sistemare è di dettaglio e torna spesso: l'ausiliare dei tempi composti, che qui è sempre avoir e da voi cambia; l'accordo di « ci vuole », che qui non esiste; e la posizione del passato nella supposizione, che le due lingue mettono su verbi diversi.
Le paroline
5 ThemenLe preposizioni non si traducono: si imparano attaccate alla parola da cui dipendono, e questo in italiano si fa già con « pensare a » o « cercare di ». Qui ci sono tre cose da sistemare. La prima è che *soltanto* à e de si fondono con l'articolo, mentre in italiano si fondono anche « in », « su », « da » e « con ». La seconda è che con i paesi decide il genere, cosa che l'italiano non guarda mai: en France ma au Portugal. E la terza è una parola che avete già e che qui si scrive diversamente: chez è il vostro « da » — chez le médecin è « dal medico ».
Il congiuntivo francese
4 ThemenIl modo è il vostro: stessi verbi di volontà, stessi verbi di sentimento, stesse congiunzioni, stesso que davanti. Quello che cambia sono tre cose. In italiano il congiuntivo si sente sempre — « che io parli » non è « io parlo » — e in francese quasi mai, perché que je parle suona esattamente come je parle. Dopo penser affermativo il francese mette l'indicativo, mentre voi dite « penso che sia ». E dopo un superlativo qui il congiuntivo è la regola, non una scelta di stile.
Il periodo ipotetico
7 ThemenI tre tipi sono i vostri — la realtà, la possibilità, l'irrealtà — e anche il senso di ciascuno. Quello che cambia è il modo nella protasi: dove l'italiano mette il congiuntivo, « se avessi tempo », il francese mette l'indicativo, si j'avais le temps. In compenso una vostra abitudine parlata è già mezza giusta: « se avevo tempo, venivo » ha nella prima metà proprio la forma francese. La regola che tiene tutto è un divieto: *dopo si non vanno mai né il condizionale né il futuro* — e su questo l'italiano è più permissivo, perché « se avrò tempo » lo dite.
Il passivo
4 ThemenLa costruzione è la vostra: être più participio, con il participio che si accorda con il soggetto. Anche l'abitudine di evitare il passivo è la vostra, e i due sostituti pure — on è il vostro « si » impersonale e il verbo riflessivo è il vostro « si mangia freddo ». Quello che cambia è che qui c'è un ausiliare solo. L'italiano ne ha tre per il passivo — essere, venire, andare — e ciascuno dice una cosa diversa; il francese ha être e basta, e il resto lo affida ad altre parole. Poi c'è una virgola di dettaglio: nel farsi fare qualcosa il participio non si accorda.
Unire due frasi
5 ThemenIl « che » italiano fa da solo il lavoro che il francese divide fra qui e que, e a decidere non è il senso ma il ruolo: soggetto o complemento oggetto. In compenso il grosso lo portate già da casa: il relativo non si può togliere, la preposizione sta davanti e non in fondo, e « cui » con la preposizione davanti è quasi lequel. Le due cose da rifare sono il « cui » possessivo, dove l'articolo cambia di posto, e una concordanza che l'italiano dopo « che » non fa: in francese les photos que j'ai prises prende la -es, mentre « le foto che ho fatto » resta com'è.
Il discorso indiretto
5 ThemenIl meccanismo è il vostro e lo spostamento dei tempi pure: verbo introduttore al presente, non si muove niente; al passato, tutto arretra di un passo — presente a imparfait, passé composé a plus-que-parfait. Tre cose però non tornano. Il futuro riferito: l'italiano usa il condizionale *passato* — « disse che sarebbe partito » — e il francese il condizionale *presente*, il a dit qu'il partirait. Nella domanda indiretta l'italiano mette volentieri il congiuntivo — « mi chiede dove sia » — e il francese resta all'indicativo. E « dire di » più infinito, che in italiano vale anche per un'affermazione — « dice di essere stanco » —, in francese è soltanto un ordine.
Quello che segue un verbo
8 ThemenIl sistema è il vostro: due verbi di seguito, il secondo all'infinito, e in mezzo niente, à o de — come « voglio partire », « comincio a partire », « decido di partire ». La somiglianza è così forte che vale la pena elencare subito i punti in cui non tiene. « Sperare di » e « pensare di » in francese non vogliono niente: j'espère arriver. « Cercare di » passa dall'altra parte e diventa chercher à. « Provare a » diventa essayer de. Il gerundio non si regge da solo: ci vuole en davanti. E in « si è fatta tagliare i capelli » il participio francese non si accorda.
Scrittura e suono
4 ThemenL'italiano finisce quasi ogni parola con una vocale e la pronuncia tutta; il numero sta nell'ultima vocale — « amico », « amici » — e si sente sempre. Il francese fa l'opposto, ed è per questo che ha la fama che ha. Il parle e ils parlent suonano uguali; ami e amis suonano uguali; parlé, parler e parlez suonano uguali. Il numero c'è, ma è scritto e non detto. E funziona anche al contrario: la liaison fa suonare una lettera finale che non si diceva. Chi legge soltanto non segue una conversazione; chi ascolta soltanto sbaglia una frase su due.
La rifinitura
8 ThemenNiente di quello che c'è qui decide una frase, e tutto decide l'impressione. Molto vi è già familiare: il mestiere senza articolo, « tutto » che si accorda, i mesi minuscoli, la virgola decimale. Quattro cose invece no. Il francese deve dire il soggetto, e nel dirlo sceglie fra c'est e il est. « Tutti sono arrivati » qui è al singolare. Non può spostare il soggetto dopo il verbo per dare rilievo, e costruisce una formula al suo posto. E le migliaia si separano con uno spazio, non con un punto: 12 000 è dodicimila.