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Grammatica del giapponese dalla A alla Z

139 argomenti in 14 aree. Ognuno ha un livello, una spiegazione in italiano, frasi di esempio con traduzione, la trappola tipica di chi parla italiano ed esercizi propri.

Come percorso, numeratoCome mappa: i tempi su una linea del tempo

Scritture e frasi di base

16 argomenti · N5–N4

Hiragana, katakana, kanji, «X è Y» con desu, domande, questo e quello, c’è, contare e l’ora.

Particelle: wa, ga, o, ni, de

13 argomenti · N5–N3

Tema e soggetto, oggetto, tempo e luogo, da e fino a, solo, anche, enfasi.

Forme di verbi e aggettivi

48 argomenti · N5–N3

Forma in -masu, forma in -te, passato, negativo, potere, volere, dare e ricevere, passivo, causativo.

Unire le frasi e condizioni

33 argomenti · N5–N3

Ma, perché, anche se, quando, prima e dopo, se, anche se, probabilmente, ho sentito che.

Cortesia ed espressioni fisse

29 argomenti · N4–N3

Stile piano e cortese, verbi onorifici e umili, strutture fisse, stile scritto.

Scritture e frasi di base

Scrivere il giapponese

6 argomenti

Una frase giapponese qualsiasi usa tre scritture insieme: i kanji per le parole che portano il significato, gli hiragana per la grammatica che sta intorno, i katakana per le parole prese da altre lingue — 私(わたし)はコーヒーを飲(の)みます le ha tutte e tre. Questo capitolo le prende una alla volta e poi guarda ciò che esiste solo nella scrittura: i segni di durata che cambiano una parola, i kana che seguono un kanji e una pagina senza spazi che può correre dall’alto in basso. Su questo sito ogni frase giapponese porta la lettura sopra i kanji e il rōmaji sotto ogni parola, quindi niente deve aspettare che tu conosca i kanji.

La frase di base

10 argomenti

La prima frase giapponese che quasi tutti imparano è 私(わたし)は学生(がくせい)です, e mostra già la forma di tutto ciò che segue: prima il tema, segnato da は, e in fondo la parte che conta. Questo capitolo costruisce su quell’unico schema: fare domande, negare, unire due nomi, dire «anche», indicare cose e luoghi, dire che cosa c’è e dove. Non serve ancora nessuna desinenza verbale, e tutto si usa ogni giorno.

Particelle: wa, ga, o, ni, de

Le particelle

13 argomenti

In italiano chi fa che cosa lo dicono soprattutto l’ordine delle parole e le preposizioni: «il cane morde l’uomo» e «l’uomo morde il cane» sono frasi diverse, e «a», «in», «con» e «da» dicono il resto. Il giapponese lo dice con le particelle: brevi parole messe dopo un nome che indicano che cosa fa quel nome nella frase — は per il tema, が per il soggetto, を per l’oggetto, に per un punto d’arrivo, で per il luogo di un’azione. Poiché è la particella a portare il ruolo, l’ordine delle parti prima del verbo può cambiare senza cambiare il senso, e sbagliare particella è l’errore che lo cambia di più. Sono come preposizioni messe dopo la parola invece che prima.

N5は e が: tema e soggettoは dice di che cosa si parla; が indica chi o che cosa fa qualcosa o si trova da qualche parte. N5を: l’oggetto e il percorsoを segna ciò su cui si compie un’azione — e lo spazio che un movimento attraversa o lascia. N5に: tempo, meta, luogoに indica un punto: un momento, una destinazione, il posto dove si trova qualcosa, o la persona che riceve. N5で: luogo dell’azione e mezzoで segna dove avviene un’azione, il mezzo che usa, di che cosa è fatta una cosa e una causa. N5へ (verso) e と (e, con)へ indica la direzione; と unisce un elenco completo di nomi o nomina la persona con cui fai qualcosa. N5Da, fino a, entro: から, まで, までにから è il punto di partenza, まで il punto d’arrivo, e までに il termine entro cui qualcosa succede. N5や, とか, など: elenchi apertiや e とか danno esempi da un elenco più lungo; など dice «e così via». N5Fine frase: ね, よ, よねね cerca accordo, よ dice all’altro qualcosa di nuovo, e よね controlla che lo sappiate tutti e due. N4Pensare ad alta voce: かな e かしらかな trasforma un’affermazione in una domanda fatta un po’ a se stessi: «chissà se…». かしら è una variante più antica e morbida. N4だけ, しか e のみ: soloだけ indica un limite in modo neutro; しか con un verbo negativo sottolinea che è poco; のみ è la forma scritta. N4に o で: quali verbi vogliono qualeAlcuni verbi collocano qualcuno o qualcosa in un punto e vogliono に; altri descrivono un’attività e vogliono で — e l’italiano non dà indizi. N3は e が più a fondoは serve anche a contrapporre, が vuol dire anche «è proprio questo», e dentro una subordinata il soggetto prende が. N3さえ, こそ, でも e なんか: le parole dell’enfasiさえ è «perfino» per un caso estremo, こそ è «proprio questo e non un altro», でも è un «perfino» più morbido o un «qualcosa come», e なんか sminuisce.

Forme di verbi e aggettivi

I verbi

13 argomenti

Chi parla italiano è abituato a verbi che cambiano per ogni persona: mangio, mangi, mangia, mangiamo. Il verbo giapponese non cambia né per persona né per numero: 食(た)べます è «mangio», «mangia» e «mangiano». Cambia invece per cortesia, negazione, tempo e modo, aggiungendo desinenze a una radice. Quale radice, e come ci si arriva, dipende dal gruppo a cui appartiene il verbo — per questo prima viene il gruppo, poi le forme cortesi in ます e la forma in -te, e infine le forme piane su cui si costruisce quasi ogni schema successivo.

N5I tre gruppi di verbiOgni verbo appartiene a uno di tre gruppi, e il gruppo decide tutte le sue forme. N5La forma in ますLa forma cortese di ogni verbo, per le abitudini, per adesso e per il futuro. N5Passato cortese e invitiCambia la fine di ます per parlare del passato, proporre e invitare. N5Andare da qualche parte a fare qualcosaLa radice in ます più に davanti a un verbo di movimento dice che cosa vai, vieni o torni a fare. N5La forma in -teUna forma che unisce i verbi, chiede con garbo e regge una dozzina di schemi successivi, costruita con regole che dipendono dall’ultimo kana. N4La forma del dizionarioLa forma che un verbo ha nel dizionario — e nel parlato informale, davanti ai nomi e dentro quasi tutti gli schemi grammaticali. N4Il negativo pianoCome si dice «non» nel registro piano: la riga a di un verbo in う, la radice di un verbo in る, e ない. N4Il passato pianoLa forma in -te con た al posto di て — il passato informale, e la base di un’intera famiglia di schemi. N4La forma potenzialeUn solo cambio per «potere»: la riga e più る per un verbo in う, られる per un verbo in る, e できる per する. N4La forma volitivaIl corrispondente piano di ましょう: facciamolo, oppure quasi quasi lo faccio. N4Ordini e divietiL’ordine secco, la forma del dizionario più な per «non», e il なさい più fermo ma più gentile di genitori e insegnanti. N4Coppie transitive e intransitiveMolti verbi vanno in coppia: uno per fare qualcosa a una cosa, uno per la cosa che succede da sé. N4Cominciare, finire, continuare: i verbi compostiUn secondo verbo sulla radice in ます dice a che punto dell’azione sei: all’inizio, alla fine, a metà, o di colpo dentro.

Aggettivi e avverbi

8 argomenti

Un aggettivo giapponese non è un aggettivo italiano scritto in un altro modo. Non concorda con niente — non c’è maschile né femminile, né singolare né plurale — e sta sempre prima del nome. In compenso un aggettivo in -i come 高(たか)い porta un tempo e una negazione propri — 高(たか)かった vuol dire «era caro», senza nessun verbo —, mentre un aggettivo in -na come 静(しず)か vuole な prima di un nome e だ o です alla fine, esattamente come un nome. Tutto in questo capitolo, dal passato agli avverbi, dal confronto al «troppo» e al «sembra», si riduce a sapere quale dei due tipi hai in mano.

Usare la forma in -te

10 argomenti

Quando un verbo ha la sua forma in -te, si apre un intero gruppo di costruzioni. Aggiungi ください ed è una richiesta; aggiungi いる ed è in corso, o è successo ed è rimasto così; aggiungi もいい ed è permesso; aggiungi しまう ed è finito — spesso con rammarico di chi parla. Come si forma la forma in -te sta nel capitolo sui verbi. Questo capitolo parla di ciò che le si attacca, e delle idee che l’italiano lascia al tono o a un avverbio — «in anticipo», «per sbaglio», «tanto per provare» — e che il giapponese mette nel verbo. I verbi ausiliari いる, ある, おく, みる, いく, くる e しまう si scrivono in kana quando seguono una forma in -te.

Volere e avere intenzione

8 argomenti

In giapponese un desiderio è grammaticalmente privato. たい e ほしい descrivono i desideri di chi parla, e quelli di un altro vogliono una forma diversa, perché nessuno può riferire dall’interno di un’altra persona. L’italiano dice «lui vuole» con la stessa sicurezza di «io voglio»; il giapponese no. Le intenzioni hanno dei gradi: un pensiero che prende forma (〜ようと思(おも)う), un programma deciso (つもり), e una decisione annunciata come presa, da te o per te (ことにする, ことになる).

Dare e ricevere

4 argomenti

L’italiano ha un verbo solo per dare e lascia che «mi» o «gli» mostrino la direzione. Il giapponese ne ha tre — あげる, くれる e もらう — e la scelta dipende da chi dà, da chi riceve e da che parte sta chi parla. Gli stessi tre verbi seguono la forma in -te per dire chi ha fatto un favore a chi: è così che il giapponese mette la gratitudine dentro la grammatica. Ognuno ha poi un compagno rispettoso per superiori, clienti e sconosciuti, e trasformati in domanda diventano il modo cortese di chiedere aiuto.

Passivo e causativo

5 argomenti

L’italiano fa il passivo con «essere» o «venire» e il causativo con «fare» e «lasciare» davanti a un infinito. Il giapponese fa tutto con delle desinenze: られる per il passivo, させる per far fare o lasciar fare, e le due insieme, させられる, per essere costretti a fare qualcosa. Ogni desinenza trasforma il verbo in un nuovo verbo del gruppo 2, quindi una volta costruita la forma la sai già coniugare. La parte difficile è il significato. Il passivo giapponese serve meno a trasformare un oggetto in soggetto che a dire chi ne è stato toccato — per questo si può costruire perfino su «piovere», e per questo porta così spesso una lamentela.

Unire le frasi e condizioni

Collegare le frasi

19 argomenti

L’italiano mette le subordinate dopo ciò da cui dipendono: «il libro che ho comprato», «sono rimasto a casa perché pioveva». Il giapponese fa il contrario, e con coerenza. Una frase che descrive un nome sta davanti a lui, una causa sta davanti al suo effetto, e una frase di tempo sta davanti a ciò che succede allora: 昨日(きのう)買(か)った本(ほん), 雨(あめ)が降(ふ)ったから、家(いえ)にいました. Quasi ogni frase di questa parte finisce in forma piana, seguita da una parolina che dice come si aggancia — から, のに, とき, と, ために — e solo il verbo in fondo alla frase porta la cortesia. Una volta presa familiarità con questa forma, le frasi giapponesi lunghe smettono di sembrare un muro e cominciano a sembrare una pila di mattoncini con un verbo in cima.

N4Una frase davanti a un nomeIl giapponese non ha «che», «il quale» o «dove»: una frase in forma piana sta semplicemente davanti al nome che descrive. N4Verbi come nomi: の e ことUna particella vuole un nome, quindi un verbo che piace, si dimentica o si sente diventa prima un nome con の o こと. N4ことがある: a volte; mi è capitatoDopo la forma del dizionario ことがある vuol dire «a volte»; dopo la forma in た, «mi è capitato di». N5Dare un motivo con から e のでPrima il motivo, poi から o ので, poi ciò che ne segue. N5Ma: が e けどが e けど uniscono due frasi che tirano in direzioni diverse — e tutti e due possono anche solo aprire un argomento con garbo. N5E, poi, però, quindi: unire le frasi parlandoQuattro parole all’inizio di una frase la collegano a quella prima: そして, それから, でも e だから. N4E per di più: 〜し〜しし dopo una frase aggiunge un motivo a un altro — «e poi» — e lascia spazio ad altri. N4Spiegare: のです e んですんです presenta una frase come spiegazione — di qualcosa che si vede, che è stato chiesto o che sta per esserlo — e trasforma una domanda in «che succede?». N4のに: sebbene, con una lamentelaのに unisce ciò che doveva succedere a ciò che è successo, e lascia trasparire la sorpresa o il fastidio di chi parla. N4Quando: ときとき è un nome che vuol dire «momento»; il tempo davanti dice prima o dopo, non passato o presente. N4Durante, mentre: あいだ e あいだにあいだ è un tratto di tempo che dura fino in fondo; あいだに è un punto da qualche parte al suo interno. N4Prima e dopo: まえに, あとで e てからPrima vuole la forma del dizionario, dopo vuole la forma in た, qualunque sia il tempo della frase. N4Due cose insieme: ながらLa radice in ます più ながら: una persona che fa due cose, con quella principale in fondo. N4Elencare azioni: たり〜たりするDue o più forme in たり danno esempi di ciò che uno fa, e する in fondo porta il tempo. N4Domande indirette: か e かどうかUna domanda in forma piana più か può stare dentro una frase più grande; かどうか è «se… o no». N4Dire e pensare: と e ってと segna ciò che è stato detto o pensato; la frase citata tiene il suo tempo e, se indiretta, la forma piana. N4ために: per; a causa diDopo una forma del dizionario, ために è uno scopo a cui lavori; dopo una forma passata o un nome, può essere anche una causa. N4Affinché: ように e ようにするように mira a uno stato che puoi ottenere solo indirettamente; ようにする è fare di qualcosa un’abitudine o uno sforzo. N4ようになる: arrivare a, adesso riesco, non piùようになる riferisce che una capacità, un’abitudine o una situazione è cambiata; なくなる che è cessata.

Le condizioni

7 argomenti

L’italiano ha «se» e «quando», e affida il resto ai modi e ai tempi del verbo. Il giapponese ha quattro forme, e non sono sinonimi: と dice che una cosa segue sempre un’altra, ば dice che cosa ci vuole, たら dice che cosa succede una volta che qualcosa è successo, e なら riprende ciò che è appena stato detto e ci dà un consiglio sopra. Ognuna da sola è facile. La difficoltà è scegliere, e l’ultimo tema di questa parte mette le quattro una accanto all’altra con un breve procedimento per decidere. ても, «anche se», completa la serie.

Probabilità e sentito dire

7 argomenti

L’italiano mostra quanto è sicuro con il futuro e il condizionale («sarà stanco», «il treno sarebbe in ritardo»), con «forse», «pare che», «dovrebbe». Il giapponese mette la certezza e la fonte alla fine della frase, e lo fa di continuo: un’affermazione nuda su ciò che un altro pensa, prova o farà suona troppo sicura. Ogni schema di questa parte risponde a due domande insieme: quanto è sicuro chi parla, e su che cosa si basa — un’ipotesi, un fatto noto, qualcosa di visto o qualcosa di sentito. Quasi tutti condividono anche una difficoltà pratica, cioè che cosa viene prima: だ, な, の o niente.

Cortesia ed espressioni fisse

La cortesia

6 argomenti

Anche l’italiano è cortese con la grammatica: passare dal «tu» al «Lei» cambia il verbo («vieni» / «viene»). Il giapponese va più in là. Ogni frase finisce o in forma semplice o con です e ます, e sopra c’è un secondo strato, il 敬語(けいご), in cui il verbo stesso cambia secondo chi agisce: le forme onorifiche innalzano la persona che rispetti, quelle umili abbassano te e la tua parte. Niente di tutto questo è decorazione facoltativa. Il livello sbagliato si sente subito, come si sente dare del tu a un cliente — e al lavoro fa parte del mestiere.

Espressioni (N3)

23 argomenti

Oltre le forme di base, il giapponese dice moltissimo attraverso un piccolo numero di schemi fissi costruiti da nomi comuni: わけ (motivo), ところ (luogo), もの (cosa), ほど (misura). Ognuno si è allontanato parecchio dal suo significato di dizionario, e nessuno si traduce parola per parola. Questa parte li prende uno alla volta, dice che cosa aggiunge ciascuno a una frase, e mostra dove l’italiano spinge verso quello sbagliato.

N3わけだ: ecco perchéわけだ trae una conclusione, e i suoi due negativi vogliono dire cose molto diverse. N3ところ: stare per, stare facendo, aver appena fattoところ fissa un’azione a un momento: subito prima, nel mezzo o subito dopo. N3うちに: finché duraFare qualcosa dentro una finestra di tempo prima che si chiuda — o notare che cosa è cambiato mentre ci si stava dentro. N3ばかり: appena, e nient’altro cheDopo la forma in た ばかり vuol dire «appena»; dopo un nome o una forma in て, «nient’altro che». N3ば〜ほど: più… piùUna parola nella forma in ば, la stessa parola di nuovo, poi ほど: man mano che una cosa cresce, cresce anche l’altra. N3ずに: senza fareずに è un ないで un po’ più formale: una cosa succede senza che un’altra succeda prima. N3として: nel ruolo diUn nome più として dice in quale ruolo, veste o posizione una cosa si fa o si considera. N3について e にかんして: di che cosa si trattaについて segna ciò di cui parli, pensi o scrivi; にかんして è il suo gemello più formale. N3によって: a seconda di, da, a causa diによって nomina ciò da cui una cosa dipende, chi l’ha fatta o creata, o che cosa l’ha causata. N3にとって: per, dal punto di vista diにとって dice dal punto di vista di chi vale un giudizio: importante per me, difficile per i bambini. N3ものだ e もの: si deve, si faceva, perchéものだ dice come vanno o andavano naturalmente le cose; ものの vuol dire «sebbene»; un もの finale dà un motivo. N3かわりに: invece, e in cambioかわりに vuol dire «invece di» o «al posto di» — e dopo una frase, «in cambio di». N3ほど e くらい: circa, così… cheほど e くらい misurano una quantità o un grado: «circa», «così… che», e «non così… come». N3おかげで e せいで: grazie a, per colpa diTutti e due nominano una causa; おかげで è grato per un buon risultato, せいで incolpa un brutto risultato. N3まま: così com’è, lasciato cosìまま dice che uno stato è rimasto invariato mentre succedeva altro — spesso uno stato che avrebbe dovuto cambiare. N3たとたん(に): nel momento in cuiたとたん dice che nell’istante in cui è successa una cosa, ne è successa un’altra — di solito a sorpresa. N3っぽい, がち, ぎみ: -iccio, incline a, un po’ diっぽい dice che una cosa sembra X, がち che tende a succedere, e ぎみ che ce n’è un pizzico. N3べき: si deve, si dovrebbeべきだ dice ciò che è giusto o doveroso — un’opinione sul dovere, più ferma di un consiglio. N3とおり(に): proprio comeとおり(に) vuol dire «nello stesso modo di»: come scritto, come previsto, come hai detto. N3くせに: eppure — e mi dà fastidioくせに è のに con un’accusa dentro: qualcuno fa qualcosa che non avrebbe diritto di fare. N3てたまらない, てしかたがない: da non poterne piùLa forma in -te più たまらない o しかたがない dice che un sentimento o una sensazione è così forte che quasi non lo si sopporta. N3につれて, にしたがって: man mano cheにつれて e にしたがって collegano due cambiamenti: man mano che va avanti il primo, il secondo lo segue. N3わりに e にしては: per essere, considerandoわりに(は) e にしては dicono «considerando»: il risultato è migliore o peggiore di quanto farebbe aspettare il punto di partenza.