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Pronuncia giapponese: 41 coppie minime da ascoltare

Una coppia minima sono due parole che differiscono per una sola cosa. In giapponese quella cosa spesso non è un suono ma un battito: una vocale tenuta il doppio, un breve silenzio prima di una consonante, una n che conta quanto un’intera sillaba. Sono le differenze a cui l’italiano prepara meno — tranne una, le doppie, che un italiano sa già fare.

Parlare ad alta voce allena bocca e orecchio.

Il giapponese ha pochi suoni che un italiano non sappia fare: cinque vocali quasi come le nostre, sillabe aperte, una r battuta. Quello che ha è un ritmo che l’italiano non usa: ogni battito — la mora — dura più o meno lo stesso tempo, e la sola lunghezza può distinguere due parole. È lì che stanno quasi tutti i 9 gruppi qui sotto: vocali lunghe, il breve silenzio, la n che è un battito a sé, vocali sussurrate invece che cadute.

Ogni gruppo dice prima che cosa fa invece chi parla italiano; le parole sotto sono la prova. Le coppie di accento seguono lo standard di Tokyo e comprendono solo casi ben accertati. I simboli fonetici sono per chi li usa; niente dipende da loro.

Ospedale o parrucchiere: il battito

Il battito del giapponese, la mora: ogni kana conta, e una piccola ゃ, ゅ o ょ non conta da sola.

Che cosa succede: L’italiano scandisce il parlato per sillabe e per accento: la sillaba accentata si allunga, le altre si accorciano. Il giapponese lo scandisce per more, più o meno un battito per kana, e ogni battito riceve lo stesso tempo — una sillaba piena, la seconda metà di una vocale lunga, una ん e il silenzio di っ allo stesso modo. Una piccola ゃ, ゅ o ょ non è un battito a sé: si fonde con il kana prima, quindi きょ è un battito e きよ due, come «chio» di «chiodo» contro «chi-o». Conta 病院(びょういん) come quattro battiti, びょ・う・い・ん, e 美容院(びよういん) come cinque, び・よ・う・い・ん. Battere i battiti sul tavolo mentre dici una parola qui non è un gioco da bambini: è il modo più rapido per sentire ciò che il ritmo italiano lascia fuori.

UnasignificaL’altrasignifica
病院(びょういん)ospedale美容院(びよういん)parrucchiere

病院(びょういん)の隣(となり)に美容院(びよういん)があります。Accanto all’ospedale c’è un parrucchiere.

Quattro battiti contro cinque. Fondi la び e la よ in uno, e avrai chiesto un ospedale quando volevi un taglio di capelli.
十(じゅう)dieci自由(じゆう)libertà

十時(じゅうじ)からは自由(じゆう)時間(じかん)です。Dalle dieci è tempo libero.

じゅうsono due battitiじゆうtre: じ・ゆ・う.
今日(きょう)oggi器用(きよう)abile, bravo con le mani

兄(あに)は器用(きよう)なので、今日(きょう)棚(たな)を作(つく)ってくれました。Mio fratello è bravo con le mani, quindi oggi mi ha fatto uno scaffale.

竜(りゅう)drago理由(りゆう)motivo

休(やす)んだ理由(りゆう)を教(おし)えてください。Mi dica perché è stato assente, per favore.

りゅう sono due battiti. りゆう sono tre, con una y leggera tra due vocali separate.

Occhio o nipote: cinque vocali pure

Cinque vocali brevi e pure — [a] [i] [ɯ] [e] [o] — che non scivolano e non si spengono.

Che cosa succede: Qui l’italiano parte avvantaggiato: le cinque vocali giapponesi sono molto vicine a «a, i, u, e, o», e come in italiano tengono il loro colore in ogni posizione, anche alla fine della parola. Due cose da sorvegliare. La え e la お stanno a metà tra la «e» chiusa e aperta, e tra la «o» chiusa e aperta: non serve sceglierne una, ma non bisogna farle scivolare verso una «i» o una «u» — quella scivolata, per un orecchio giapponese, è una seconda vocale, ed è così che 目(め) (occhio) diventa 姪(めい) (nipote). E la う [ɯ] si fa con le labbra rilassate o appena avvicinate, non spinte in avanti come per la «u» di «luna»: la «u» italiana si capisce, ma è uno dei segni più chiari di un accento straniero. Tre kana si leggono diversamente quando sono particelle: は è wa, へ è e, e を è o, proprio come お.

UnasignificaL’altrasignifica
酒(さけ)alcolici; sakè先(さき)avanti, prima; la punta, la fine

先(さき)にお酒(さけ)を買(か)っておきます。Le bevande le compro prima io.

La fine che molti stranieri danno a 酒(さけ), «saki», è la fine di 先(さき). L’ultima vocale è una e piena e breve — e per un italiano è facile tenerla: è la «e» di «sake».
目(め)occhio姪(めい)nipote (figlia di fratello o sorella)

姪(めい)は目(め)が大(おお)きいです。Mia nipote ha gli occhi grandi.

Il katakana scrive la scivolata della e inglese come una seconda vocale: «make» è メイク. Tieni 目(め) una e breve e ferma.
取(と)るprendere通(とお)るpassare, attraversare

この道(みち)は車(くるま)が通(とお)りません。Le macchine non possono passare da questa strada.

通(とお)る si tiene per due battiti; 取(と)る ne ha uno. Chi parla italiano rischia di allungare la o di 取(と)る perché ci cade sopra l’accento: tienila breve.
背(せ)schiena; staturaせいcolpa, causa («per colpa di»)

背(せ)が低(ひく)いのは誰(だれ)のせいでもありません。Essere bassi non è colpa di nessuno.

In せい la い non è una «i» da pronunciare: nel parlato normale la e si tiene semplicemente per un secondo battito, «sēe», non «sei».

Zia o nonna: le vocali lunghe

Vocale lunga contro vocale breve: [aː] [iː] [ɯː] [eː] [oː], un secondo battito che l’orecchio italiano non sente.

Che cosa succede: In giapponese una vocale tenuta per due battiti è una vocale diversa dalla stessa tenuta per uno, e la differenza è reale come una differenza di consonante: おばさん è una zia o una signora di mezza età, おばあさん una nonna o un’anziana. L’italiano allunga le vocali solo sotto l’accento, e non ci distingue mai due parole: per questo un orecchio italiano lascia passare la lunghezza, e chi parla italiano allunga dove cade il suo accento e accorcia il resto. Qui cambia solo la lunghezza. Tieni la vocale il doppio, senza interruzione, senza una seconda spinta e senza farla scivolare. La grafia aiuta, una volta capito lo schema: in hiragana una vocale lunga si scrive con una seconda vocale, ああ, いい, うう, ma una o lunga si scrive per lo più おう e una e lunga per lo più えい, e nel parlato normale si dicono tutte e due come un’unica vocale tenuta, non come o più u o e più i. Il katakana di solito segna la vocale lunga con un trattino: ビール.

UnasignificaL’altrasignifica
おばさんzia; signora di mezza etàおばあさんnonna; anziana

駅(えき)でおばさんとおばあさんに会(あ)いました。Alla stazione ho incontrato la zia e la nonna.

Solo la lunghezza distingue le due generazioni.
おじさんzio; signore di mezza etàおじいさんnonno; anziano

あのおじいさんは毎朝(まいあさ)公園(こうえん)を歩(ある)いています。Quell’anziano passeggia nel parco ogni mattina.

Una i lunga si scrive con una seconda い e si dice come un’unica vocale tenuta, senza pausa tra le due.
ここqui高校(こうこう)scuola superiore

ここは私(わたし)が通(かよ)っていた高校(こうこう)です。Questa è la scuola superiore che ho frequentato.

Le due vocali lunghe si scrivono おう e si dicono come una o tenuta: quattro battiti contro due.
雪(ゆき)neve勇気(ゆうき)coraggio

雪(ゆき)の日(ひ)に外(そと)を走(はし)るのは、勇気(ゆうき)がいります。Ci vuole coraggio per andare a correre fuori in un giorno di neve.

ビルedificio, palazzo di ufficiビールbirra

あのビルの一階(いっかい)で冷(つめ)たいビールが飲(の)めます。Al pianterreno di quel palazzo si trova una birra fresca.

ビル è «building» accorciato, con una sola i breve. Il trattino di ビール la raddoppia.
絵(え)quadro, disegnoええsì

ええ、その絵(え)は私(わたし)が描(か)きました。Sì, quel quadro l’ho dipinto io.

Una delle poche parole con la e lunga scritta ええ invece di えい; il suono è lo stesso.
星(ほし)stella欲(ほ)しいdesiderato (come in «vorrei…»)

星(ほし)の本(ほん)が欲(ほ)しいです。Vorrei un libro sulle stelle.

Vieni o francobollo: la piccola tsu

La piccola っ: un battito di silenzio tenuto prima di una consonante — [kː] [tː] [pː] [sː].

Che cosa succede: Ecco il punto in cui l’italiano dà un vantaggio vero. La piccola っ è esattamente la nostra doppia: un battito in cui la bocca si prepara alla consonante successiva e la tiene. Davanti a k, t o p la bocca si chiude e resta chiusa per un battito intero, come in «fatto» o «cappa»; davanti a s o sh il sibilo dura semplicemente un battito in più, come in «cassa». 切手(きって) si dice come sarebbe «chitte», con la t doppia. Detta con una chiusura breve, 切手(きって) (francobollo) diventa 来(き)て (vieni). Il rischio per un italiano è più sottile: la doppia giapponese conta come un battito pieno, quindi va tenuta anche quando non cade sull’accento, e non va aggiunta dove non c’è. Conta i battiti.

UnasignificaL’altrasignifica
来(き)てvieni (forma in -te di «venire»)切手(きって)francobollo

郵便局(ゆうびんきょく)に来(き)て、切手(きって)を買(か)いました。Sono venuto all’ufficio postale e ho comprato dei francobolli.

La stessa differenza di «fato» e «fatto»: un italiano la sa già fare.
音(おと)suono, rumore夫(おっと)marito

夫(おっと)は小(ちい)さな音(おと)でも目(め)が覚(さ)めます。Mio marito si sveglia al minimo rumore.

おっと sono tre battiti, e quello di mezzo è silenzioso — come la doppia di «otto».
坂(さか)salita, pendio作家(さっか)scrittore

その作家(さっか)は坂(さか)の上(うえ)の家(いえ)に住(す)んでいます。Quello scrittore abita nella casa in cima alla salita.

肩(かた)spalla買(か)ったcomprato

新(あたら)しいかばんを買(か)ったら、肩(かた)が楽(らく)になりました。Da quando ho comprato una borsa nuova, le spalle mi fanno molto meno male.

Le forme del passato sono piene di っ: 買(か)った, 待(ま)った, 行(い)った. Toglila, e il verbo diventa un’altra parola o nessuna parola.
いたc’ero, sono stato (in un luogo)行(い)ったsono andato

朝(あさ)は家(いえ)にいたけど、午後(ごご)は図書館(としょかん)に行(い)った。La mattina ero a casa, ma il pomeriggio sono andato in biblioteca.

いた viene da いる, 行(い)った da 行(い)く. Due battiti contro tre.

Ricordo o vietato fumare: la n

La ん a fine sillaba: un battito pieno, con un suono che dipende da ciò che segue — [m] [n] [ŋ] [ɴ].

Che cosa succede: Anche in italiano la n cambia suono con ciò che segue: è una m in «un po’» detto in fretta, la ng di «anche» davanti a una k. Il giapponese fa lo stesso — una m davanti a p, b o m (散歩(さんぽ), 新聞(しんぶん)), una n davanti a t, d, n o r (本当(ほんとう)), la ng di «anche» davanti a k o g (銀行(ぎんこう)) — ma la ん è un battito a sé, e non si lega mai alla vocale dopo. Alla fine della parola si fa molto indietro, con il dorso della lingua alzato verso l’ugola e le labbra aperte. Davanti a una vocale, y, w, s o h la lingua non chiude niente, e il suono nasale continua per tutto il battito. È lì che chi parla italiano sbaglia: come «un amico» diventa «u-namico», la n scivola sulla vocale e 禁煙(きんえん) (vietato fumare) diventa 記念(きねん) (ricordo). Tieni il battito, lascia che la n ronzi, e comincia da capo la vocale dopo.

UnasignificaL’altrasignifica
記念(きねん)ricordo; commemorazione禁煙(きんえん)vietato fumare

開店(かいてん)十年(じゅうねん)の記念(きねん)に、店内(てんない)を全面(ぜんめん)禁煙(きんえん)にしました。Per celebrare i dieci anni dall’apertura hanno reso tutto il ristorante non fumatori.

き・ね・ん sono tre battiti e き・ん・え・ん quattro. La n del secondo battito non deve passare sulla e.
谷(たに)valle単位(たんい)unità; credito (di un corso)

この授業(じゅぎょう)の単位(たんい)はもう取(と)りました。Il credito di questo corso l’ho già preso.

La stessa trappola di «un amico» in italiano: たんい è たん e poi una い nuova, non た più に.
火事(かじ)incendio漢字(かんじ)kanji, caratteri cinesi

「火事(かじ)」を漢字(かんじ)で書(か)いてください。Scrivi in kanji la parola «incendio», per favore.

Davanti a j la ん è un battito pieno, non una n di passaggio: か・ん・じ, tre battiti contro due.
部下(ぶか)subordinato (al lavoro)文化(ぶんか)cultura

部下(ぶか)に日本(にほん)の文化(ぶんか)について聞(き)かれました。Uno della mia squadra mi ha chiesto della cultura giapponese.

Davanti a k la ん è la ng di «anche», e tiene per sé un battito intero.
粉(こな)polvere; farinaこんなtale, di questo tipo

こんな細(こま)かい粉(こな)は初(はじ)めて見(み)ました。Una polvere così fine non l’ho mai vista.

Davanti a n la ん suona come una n tenuta, cioè come la nostra doppia di «nonna», e la tenuta è tutta la differenza: こ・ん・な contro こ・な.

Piacere o sci: le vocali sussurrate

Vocali sussurrate [i̥] [ɯ̥]: い e う tra consonanti sorde, e alla fine di です e ます.

Che cosa succede: Nel giapponese standard い e う di solito perdono la voce quando stanno tra due consonanti sorde — k, s, sh, t, ch, ts, h, f o p — e spesso a fine frase dopo una di queste. La vocale non cade: la bocca le dà ancora forma e lei tiene il suo battito, ma è sussurrata, quindi です suona vicino a «dess», した vicino a «shta» e 好(す)き vicino a «ski». L’italiano non sussurra mai le vocali, e chi parla italiano sbaglia in due modi opposti. Leggendo dai kana dà voce a ogni vocale e dice de-su e shi-ta per intero, che si capisce ma suona faticoso. Avendo sentito «dess», taglia anche il battito, o lo sostituisce con una parola di lunghezza diversa. La vocale sussurrata lascia anche una traccia: la consonante prima ha ancora la forma per lei, ed è così che due parole restano distinte anche quando la vocale che le separa non ha voce.

UnasignificaL’altrasignifica
好(す)きche piace; piacereスキーsci (lo sport); gli sci

冬(ふゆ)はスキーが一番(いちばん)好(す)きです。D’inverno lo sci è la cosa che mi piace di più.

Siccome la すè sussurrata好(す)きsuona molto simile a «ski» — ed è proprio questa la trappola Chi parla italiano tende ad allungare la i accentata, e detta così diventa スキー. Tieni la i breve.
岸(きし)riva, spondaくしpettine

川(かわ)の岸(きし)でくしを拾(ひろ)いました。Sulla riva del fiume ho trovato un pettine.

In tutte e due le parole la prima vocale di solito è sussurrata, eppure restano distinte: la k di 岸(きし) si fa con la lingua in avanti, pronta per la i, come in «chi», e la k di くし più indietro.

Pancia o pelle: la r

La r giapponese [ɾ]: un solo colpo rapido della lingua, a metà tra una r, una l e una d.

Che cosa succede: Il giapponese ha un solo suono dove l’italiano ha r e l, e per un italiano è più vicino di quanto sembri. La punta della lingua batte una volta, leggera e rapida, sulla cresta dietro i denti superiori e se ne stacca subito [ɾ]: è la r breve di «caro» o «ora», con un solo colpo. Il rischio per un italiano è la r vibrata di «terra» o di una r iniziale energica, con più colpi: si capisce, ma suona molto straniera. La confusione che cambia le parole è un’altra. Il colpo è così vicino a una d rapidissima che un orecchio straniero sente はら come hada, e chi fa il contatto troppo lungo o troppo deciso dice 肌(はだ) (pelle) per 腹(はら) (pancia). Tieni il contatto più breve che puoi; la lingua tocca e se ne va.

UnasignificaL’altrasignifica
腹(はら)pancia, stomaco肌(はだ)pelle

腹(はら)が立(た)つと、肌(はだ)が赤(あか)くなる人(ひと)もいます。C’è chi diventa rosso in faccia quando si arrabbia.

腹(はら)が立(た)つ, alla lettera «la pancia si alza», è il modo giapponese di dire che qualcosa ti fa arrabbiare.
色(いろ)colore井戸(いど)pozzo

古(ふる)い井戸(いど)の水(みず)は少(すこ)し色(いろ)がついていました。L’acqua del vecchio pozzo aveva un colore leggermente strano.

それquello (lì)袖(そで)manica

それは袖(そで)が短(みじか)いので、夏(なつ)に着(き)ます。Quello ha le maniche corte, quindi lo metto d’estate.

廊下(ろうか)corridoioどうかper favore (con insistenza); in qualche modo

廊下(ろうか)を走(はし)らないでください。Per favore, non correte nel corridoio.

A inizio parola il colpo è spesso un po’ più deciso, il che lo avvicina ancora di più alla d. Resta comunque un solo tocco, non una d tenuta.

Luna o piacere: tsu e fu

つ [tsɯ] all’inizio di parola, e ふ [ɸɯ] fatta solo con le labbra.

Che cosa succede: Qui l’italiano aiuta: il suono ts esiste anche all’inizio di parola, è la z sorda di «zio» e di «zucchero». つ è proprio quel suono, una t e una s fuse in una sola consonante e rilasciate insieme; comincia 月(つき) come cominci «zitto». L’errore da evitare è leggere la romanizzazione tsu come se fosse una s e basta, o trasformare la z in quella sonora di «zero»: in giapponese す è una sillaba a sé, e 月(つき) diventa 好(す)き. ふ ha un’altra trappola. Il giapponese non ha la f: ふ si fa soffiando leggermente tra le due labbra, come per raffreddare un cucchiaio di minestra, senza che i denti partecipino [ɸ]. Una f italiana, con il labbro inferiore contro i denti superiori, si capisce senza problemi ma si riconosce subito come straniera. Cambia il significato solo la ts, ed è per questo che le coppie qui riguardano tutte つ.

UnasignificaL’altrasignifica
月(つき)luna; mese好(す)きche piace; piacere

秋(あき)の月(つき)が一番(いちばん)好(す)きです。La luna d’autunno è quella che mi piace di più.

Comincia つ come cominci «zio».
着(つ)くarrivare空(す)くsvuotarsi; (dello stomaco) venire fame

駅(えき)に着(つ)くころには、おなかが空(す)いているでしょう。Quando arriveremo alla stazione, probabilmente avremo fame.

鶴(つる)gru (l’uccello)するfare

子(こ)どもと紙(かみ)で鶴(つる)を折(お)りました。Con i bambini ho piegato gru di carta.

Pioggia o caramella: l’accento d’altezza

Altezza, non intensità: quali battiti sono alti e quali bassi, nello standard di Tokyo.

Che cosa succede: L’italiano segna una parola con l’accento d’intensità — una sillaba più forte, più lunga e più alta delle altre, come in «àncora» e «ancóra». Il giapponese la segna solo con l’altezza: ogni battito è alto o basso, e intensità e lunghezza restano come sono. Nello standard di Tokyo lo schema è semplice da dire. Il primo e il secondo battito sono diversi, quindi una parola comincia o alta poi bassa o bassa poi alta. Una volta scesa, l’altezza resta giù per il resto della parola, e alcune parole non scendono mai. Quest’ultimo punto spiega perché certe coppie si separano solo quando segue una particella: 花(はな) (fiore) e 鼻(はな) (naso) sono tutte e due basso–alto, ma l’altezza scende sul が di 花(はな)が e resta su in quello di 鼻(はな)が. Chi parla italiano trasforma il battito alto in una sillaba accentata e la allunga, e spesso è questo l’errore più serio, perché una vocale allungata si sente come una vocale lunga. Un’altezza sbagliata da sola raramente impedisce di capire; il contesto fa quasi tutto. Altre regioni, tra cui Osaka, usano schemi diversi, quindi le coppie qui sono solo di Tokyo.

UnasignificaL’altrasignifica
雨(あめ)pioggia飴(あめ)caramella

雨(あめ)の日(ひ)に子(こ)どもに飴(あめ)をあげました。In un giorno di pioggia ho dato una caramella al bambino.

Alto–basso per la pioggia, basso–alto per la caramella. Dette da sole, sono già diverse.
箸(はし)bacchette橋(はし)ponte

橋(はし)の近(ちか)くの店(みせ)で箸(はし)を買(か)いました。Ho comprato delle bacchette in un negozio vicino al ponte.

箸(はし) è alto–basso. 橋(はし) è basso–alto, e una particella dopo scende: 橋(はし)が.
橋(はし)がil ponte (+ particella del soggetto)端(はし)がil bordo, l’estremità (+ particella del soggetto)

古(ふる)い橋(はし)が見(み)えたら、道(みち)の端(はし)に車(くるま)を止(と)めてください。Quando vede il vecchio ponte, si accosti al bordo della strada, per favore.

Da sole le due suonano uguali, basso–alto. Solo la particella le distingue: dopo 橋(はし) scende, dopo 端(はし) resta alta. Per questo la coppia è data qui con が.
花(はな)がil fiore (+ particella del soggetto)鼻(はな)がil naso (+ particella del soggetto)

花(はな)が咲(さ)くと、鼻(はな)がむずむずします。Quando sbocciano i fiori, comincia a prudermi il naso.

Uguali da sole e diverse appena segue が: scende dopo 花(はな) e non dopo 鼻(はな).
神(かみ)dio紙(かみ)carta

神社(じんじゃ)で神様(かみさま)への願(ねが)いを紙(かみ)に書(か)きました。Al santuario ho scritto su un foglio il mio desiderio per gli dèi.

神(かみ) è alto–basso. 紙(かみ), come 髪(かみ) (capelli), è basso–alto, con una discesa sulla particella che segue.
着(き)るindossare, mettersi (sul corpo)切(き)るtagliare

着(き)る前(まえ)に、シャツのタグを切(き)ってください。Taglia l’etichetta della camicia prima di metterla, per favore.

着(き)る è basso–alto e non scende; 切(き)る è alto–basso. I due si coniugano anche in modo diverso: 着(き)て, ma 切(き)って.
帰(かえ)るtornare a casa変(か)えるcambiare

帰(かえ)る時間(じかん)を変(か)えてもいいですか。Posso cambiare l’ora in cui torno a casa?

帰(かえ)る scende dopo il primo battito, alto–basso–basso; 変(か)える sale e resta in piano, basso–alto–alto.

Ascoltare e distinguere

Si sente una delle due parole e tu dici quale. Due possibilità vogliono dire che tirando a indovinare se ne prende la metà. Per questo ogni coppia compare due volte — una per parola. Chi non ha il suono si ferma al cinquanta per cento sulle due, e si vede; un singolo colpo non si vedrebbe.

Esercitati su queste coppie nell’allenatore d’ascolto — con voci diverse