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Die ganze Grammatik

121 Themen in 15 Bereichen. Jedes Thema hat eine Stufe, eine Erklärung auf Deutsch, Beispielsätze mit Übersetzung, den typischen deutschen Fehler und eigene Übungen.

Als Lernpfad, durchnummeriertAls Karte: die Zeitformen auf einer Zeitleiste

I tempi e le forme progressive

15 Themen

L'inglese oppone, a quasi ogni livello temporale, due forme: una dice che una cosa accade, l'altra che sta accadendo. Chi parla italiano parte avvantaggiato, perché stare più gerundio esiste e funziona allo stesso modo — ma il vantaggio finisce prima di quanto sembri, perché l'italiano se ne serve meno e l'inglese lo pretende. La seconda difficoltà costa di più: il passato prossimo somiglia in tutto al Present Perfect e non si comporta come lui. Questi due punti spiegano la maggior parte degli errori italiani in inglese.

Parlare del futuro

9 Themen

L'inglese distingue con cura se una cosa è programmata, prevista, decisa in questo istante o fissata da un orario, e la difficoltà di questa sezione è quella scelta, non le forme. Chi parla italiano parte da un punto particolare: la sua lingua, più di ogni altra latina, dice il futuro con il presente — «domani vado a Roma» —, e il futuro semplice lo tiene per un altro mestiere, quello della supposizione: «sarà stanco» non parla di domani. Manca inoltre una forma per going to: stare per le somiglia ma copre una finestra più stretta, quella dell'imminenza. Il compito qui non è tradurre una forma, è imparare a sceglierne una.

I verbi modali

9 Themen

I verbi modali non dicono che cosa succede, ma come si pone chi parla: se una cosa è possibile, necessaria, permessa, consigliabile o probabile. In inglese hanno una particolarità che spiega tutto il resto: sono incompleti. can non ha futuro, must non ha passato, may non ha infinito. È esattamente il punto in cui l'italiano ha di più e diventa pericoloso: «potere» e «dovere» sono verbi ordinari che si coniugano dappertutto e si incastrano l'uno nell'altro — «potrò aiutarti», «ho dovuto aspettare». Le forme sostitutive sono la materia vera di questa sezione.

Il passivo

6 Themen

Il passivo inglese è costruito in modo semplice: una forma di to be e il participio, nient'altro. Il difficile è altro: quando si usa, e le costruzioni per cui l'italiano non ha corrispondenti. Perché l'italiano qui ha di più, non di meno: ha « essere », ha « venire » per l'azione, ha « andare » per l'obbligo e ha il si passivante. Quattro strumenti che confluiscono tutti in una sola forma inglese — e ogni distinzione che l'italiano fa da solo, in inglese va detta con altre parole.

Condizioni e desideri

7 Themen

Tre tipi di base coprono quasi tutto, e a separarli non è il tempo ma quanto chi parla ritiene probabile la condizione. L'italiano porta qui due cose opposte. Da una parte il congiuntivo e il condizionale coincidono con l'inglese quasi forma per forma: «se avessi tempo, imparerei» è if I had time, I would learn. Dall'altra l'italiano permette una cosa che l'inglese vieta senza eccezioni: il futuro dentro la frase con «se». «Se pioverà, resteremo a casa» è italiano corretto, e la sua traduzione letterale non lo è.

Il discorso indiretto

6 Themen

L'inglese non ha un congiuntivo per il discorso indiretto. Arretra invece il tempo del verbo di un passo e porta con sé tutto quello che dipende dal punto di vista di chi parla: persone, luoghi, indicazioni di tempo. Chi parla italiano fa già lo stesso — è la concordanza dei tempi — e quindi la parte considerata difficile gli è regalata. Resta però una forma che l'italiano usa qui e l'inglese no: per il futuro nel passato l'italiano dice «disse che sarebbe venuto», con il condizionale composto, mentre l'inglese dice he said he would come, con quello semplice.

Che cosa viene dopo un verbo

8 Themen

Quando in inglese due verbi si incontrano, il primo decide che forma prende il secondo: to do, doing oppure la forma base nuda. Ci sono regole pratiche, ma il bilancio onesto è che gran parte è abitudine e si impara insieme al verbo. Chi parla italiano arriva qui con un'abitudine utile e una fuorviante. Utile: divide già i verbi in due classi, quelli con «di» e quelli con «a». Fuorviante: quelle due classi non coincidono con -ing e to. E dopo una preposizione l'italiano mette sempre l'infinito, dove l'inglese mette sempre -ing.

Nomi, articoli e quantità

10 Themen

L'inglese non ha né casi né genere: in questo è molto più semplice dell'italiano. In cambio fa una distinzione che l'italiano non fa, tra numerabile e non numerabile, e da quella dipendono l'articolo, il plurale e quasi tutte le parole di quantità. C'è poi una seconda differenza che attraversa tutta la sezione: l'italiano mette l'articolo determinativo dove l'inglese non mette niente — e lo mette anche davanti ai possessivi, dove l'inglese lo vieta. «La vita è breve», «mi piace il caffè», «la mia macchina»: tutte e tre perdono l'articolo passando all'inglese.

Pronomi

8 Themen

I pronomi inglesi si contano in fretta: nessun caso a parte la distinzione tra soggetto e complemento, nessun genere per le cose, nessun Lei di cortesia. Per chi parla italiano la difficoltà è altrove ed è sempre la stessa: l'inglese pretende che il pronome ci sia e che stia dopo il verbo. L'italiano lo tace quando il verbo lo dice già — «è venuto ieri» — e quando lo dice lo mette davanti: «lo vedo», «me l'ha detto». Poi vengono i riflessivi, una manciata di indefiniti e una negazione che in inglese si usa una volta sola.

Aggettivi e avverbi

7 Themen

Gli aggettivi inglesi non si accordano: una forma sola per il maschile, il femminile, il singolare e il plurale. Dopo l'italiano, dove ogni aggettivo ne ha due o quattro, è un sollievo che dura poco, perché l'inglese si rifà altrove: mette gli aggettivi davanti al nome e in un ordine fisso, separa con durezza quelli che ammettono un grado da quelli che non lo ammettono, e distingue interesting da interested, dove l'italiano usa spesso un verbo.

Preposizioni

7 Themen

Le preposizioni sono la parte della grammatica in cui le regole aiutano di meno. Perché si dica on Monday ma in July e at six si può ordinare, non spiegare. Per chi parla italiano la difficoltà nasce soprattutto dal fatto che le stesse preposizioni italiane si dividono i compiti in modo diverso: «a» copre at e to, «in» copre in e into, «da» copre since e for. Dove l'italiano ha una parola, l'inglese ne ha spesso due, e il taglio non si deduce. Queste pagine ordinano quindi per uso — tempo, luogo, movimento — e poi per le combinazioni fisse, che si imparano come vocaboli.

La costruzione della frase

8 Themen

L'italiano può spostare le parti della frase perché le desinenze, i clitici e l'intonazione dicono chi fa che cosa: «è arrivato il treno», «il libro l'ho letto ieri». L'inglese non ha niente di tutto questo — lì è solo la posizione a dire chi è il soggetto. Per questo l'ordine delle parole in inglese non è una questione di stile ma di grammatica, e la libertà a cui si è abituati diventa la fonte principale di errore.

Subordinate e collegamenti

6 Themen

Dal livello B1 in poi parlare smette di essere una sequenza di frasi isolate. Quello che collega le frasi sono le relative, le subordinate di tempo e di condizione, le cause, le conseguenze e le concessioni — e in inglese a decidere che cosa può seguire è la parte del discorso: dopo because una frase intera, dopo because of solo un nome. L'italiano fa lo stesso taglio con «perché» e «a causa di», quindi l'idea c'è già; quello che cambia sono i dettagli, e sono molti.

Rifiniture

8 Themen

A C1 e C2 non si tratta più di correttezza ma di effetto. Tutte le forme di questa sezione sono evitabili — ognuna di queste frasi si potrebbe dire in modo più semplice. Chi non le conosce capisce comunque solo metà dell'inglese scritto, perché lì stanno dappertutto. E parecchie l'italiano le ha già sotto un altro nome: la frase scissa, il congiuntivo della richiesta e il «sì che» dell'enfasi sono vecchie conoscenze.

Scrittura e punteggiatura

7 Themen

Questa sezione non contiene niente che riguardi il parlato — e tutto quello da cui, leggendo un messaggio scritto, si capisce subito da dove viene chi lo ha scritto. Le regole della virgola, le maiuscole e i formati dei numeri in inglese sono diversi, e nessuno è difficile. Per chi scrive in italiano due punti meritano attenzione: la virgola tra due frasi principali, che l'italiano tollera e l'inglese conta come errore, e la virgola decimale, che in inglese è un punto.