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Die ganze Grammatik

121 Themen in 16 Bereichen. Jedes Thema hat eine Stufe, eine Erklärung auf Deutsch, Beispielsätze mit Übersetzung, den typischen deutschen Fehler und eigene Übungen.

Als Lernpfad, durchnummeriertAls Karte: die Zeitformen auf einer Zeitleiste

Ser, estar e hay

7 Themen

Chi parla italiano parte da una posizione insolita: la coppia esiste già. « Essere » e « stare » convivono anche in italiano, e questo aiuta — ma il confine passa altrove. L'italiano dice « la farmacia è all'angolo », lo spagnolo está; l'italiano dice « sto bene », e lì le due lingue coincidono. Questa sezione viene per prima proprio per questo: il rischio non è non capire la distinzione, è darla per scontata.

Il presente

9 Themen

Un verbo spagnolo porta la persona nella desinenza, esattamente come l'italiano. Per questo il pronome di solito non si mette, e per questo le desinenze vanno sapute e non soltanto riconosciute: chi confonde hablo e habla non parla in modo impreciso, dice un'altra cosa. Le serie sono tre — per i verbi in -ar, -er e -ir — e i verbi più frequenti se ne discostano. Chi viene dall'italiano parte avvantaggiato sul meccanismo e svantaggiato sui dettagli: le tre coniugazioni ci sono in entrambe le lingue, ma non si corrispondono una a una.

Nomi e articoli

8 Themen

Un nome spagnolo è maschile o femminile — il neutro non c'è, come in italiano. La somiglianza è forte e proprio per questo pericolosa: le due lingue distribuiscono i generi quasi allo stesso modo, e le poche differenze passano inosservate. « il latte » è la leche, « il sangue » è la sangre, « la macchina » è el coche. Per questo qui un nome si impara sempre con il suo articolo — la mesa, mai mesa.

Gli aggettivi

9 Themen

Anche qui l'italiano è quasi a casa: l'aggettivo spagnolo si accorda in genere e numero e sta di norma *dopo* il nome, come in italiano. Le differenze sono due e passano facilmente inosservate. Il plurale si fa con -s e non cambiando la vocale (rojos, non « rossi »), e la lista degli aggettivi che cambiano senso a seconda della posizione non coincide: « un grand'uomo » e « un uomo grande » esistono in tutte e due le lingue, ma único e cierto si comportano diversamente.

I pronomi

10 Themen

Qui l'italiano dà quasi tutto: i pronomi atoni stanno *davanti* al verbo coniugato, il soggetto si omette, e l'ordine è persino lo stesso — prima la persona, poi la cosa. « Me lo dà » e Me lo da si corrispondono parola per parola. Restano due differenze, e sono di forma più che di logica: lo spagnolo non fonde i due pronomi in una parola sola (« glielo » diventa se lo, in due pezzi), e non ha il « ne » italiano, che va sciolto ogni volta in altro modo.

Domande e negazione

7 Themen

Qui l'italiano dà quasi tutto. La domanda non chiede né ausiliari né inversione: la frase resta com'è e sale solo la voce, esattamente come « parli spagnolo? ». La negazione è una parola sola, no, davanti al verbo, come il « non » italiano. E la doppia negazione funziona uguale: « non ho visto niente » e no he visto nada sono costruiti allo stesso modo. Resta una sola novità, ed è tipografica: i due punti interrogativi, di cui uno rovesciato all'inizio.

Il passato

10 Themen

L'opposizione spagnola fra comí e comía — compiuto contro non compiuto — è quella italiana fra passato e imperfetto, e l'imperfetto si traduce uso per uso. Quello che cambia è il resto del sistema. Lo spagnolo usa ogni giorno un passato semplice che l'italiano del nord ha quasi abbandonato a favore del passato prossimo, e tiene il passato prossimo per quello che non è finito. Chi dice « ieri ho mangiato » deve imparare a dire ayer comí.

Il futuro

6 Themen

Lo spagnolo ha un futuro facile e uno ricercato, e nel quotidiano vince il facile: voy a llamar invece di llamaré. L'italiano usa qui il presente — « domani ti chiamo » — e questa è la prima cosa da spostare. La seconda è più sorprendente: Serán las ocho non vuol dire « saranno le otto » nel senso del tempo, ma « saranno circa le otto, immagino ». Su questo l'italiano accompagna, perché anche lui dice « sarà stanco » per fare una supposizione — ed è il miglior appiglio del capitolo.

Richieste e ordini

6 Themen

Qui l'italiano arriva già preparato, perché fa la stessa cosa: « parla » all'affermativo e « non parlare » al negativo, con l'infinito. Lo spagnolo cambia la seconda metà — al negativo mette il congiuntivo, non l'infinito: no hables, non « no hablar ». All'affermativo la seconda persona singolare è semplicemente la terza persona del presente: habla, come, vive. E la forma di cortesia prende sempre il congiuntivo, affermativa o negativa che sia — una forma invece di due.

Potere, dovere, volere

6 Themen

Nemmeno l'italiano ha « verbi modali » con una coniugazione propria: potere, dovere e volere sono verbi come gli altri, seguiti da un infinito. Lo spagnolo fa lo stesso con poder, querer e deber, e qui non c'è niente da cambiare. La difficoltà sta altrove: nell'obbligo. Lo spagnolo ha tre modi di dire « dovere » e non sono intercambiabili. tener que è l'obbligo personale, hay que quello generale, e deber quello che viene dal principio. Tradurli tutti e tre con « bisogna » vuol dire perdere proprio la distinzione che lo spagnolo fa.

Le preposizioni

8 Themen

Lo spagnolo ha notevolmente poche preposizioni, e ognuna deve quindi portare molto. de da solo copre quello che l'italiano divide fra « di » e « da ». L'italiano aiuta parecchio qui, perché le sue preposizioni si distribuiscono quasi come quelle spagnole. Due cose resistono. por e para si dividono il « per » italiano, e il confine passa fra la causa e lo scopo. E la *a personale* non ha nessun equivalente: davanti a una persona come complemento oggetto ci vuole una a, e senza quella la persona diventa una cosa.

Il congiuntivo spagnolo

8 Themen

Di tutte le lingue di partenza, l'italiano è quella che parte con più vantaggio. Il congiuntivo esiste, l'imperfetto è vivo e quotidiano, e « se avessi tempo, verrei » si dice si tuviera tiempo, iría pezzo per pezzo. L'errore tipico non è quindi usarne troppo poco, ma *usarne troppo*. L'italiano lo mette dopo credere e pensare anche all'affermativa — « credo che venga » — mentre lo spagnolo lì tiene l'indicativo: creo que viene, e il congiuntivo arriva solo con la negazione. Lo stesso vale dopo se nelle domande indirette e dopo alcune congiunzioni. Chi impara solo dove lo spagnolo lo toglie ha già finito quasi tutto il capitolo.

Il periodo ipotetico

6 Themen

L'italiano ha i tre tipi dello spagnolo, nello stesso ordine e con le stesse forme: « se ho tempo, ti chiamo », « se avessi tempo, verrei », « se avessi saputo, sarei venuto » diventano si tengo tiempo, te llamo, si tuviera tiempo, iría, si hubiera sabido, habría venido, pezzo per pezzo. Il capitolo è quindi quasi gratis, e quel che resta da imparare sono tre scorciatoie che l'italiano si concede e lo spagnolo no. *Il futuro dopo se* — « se avrò tempo, ti chiamerò » — in spagnolo non esiste in nessuna forma. *L'imperfetto indicativo al posto del congiuntivo* — « se avevo tempo, venivo » — è normalissimo nel parlato italiano e impossibile in spagnolo. E il *condizionale passato per il futuro nel passato* — « ha detto che sarebbe venuto » — in spagnolo è un condizionale semplice: dijo que vendría.

Il passivo

6 Themen

L'italiano forma il passivo in tre modi — « la casa è costruita », « la casa viene costruita », « il lavoro va fatto » — e ha in più il si passivante, che funziona come quello spagnolo fin nell'accordo: « si vendono case » è se venden casas, plurale contro plurale. Lo spagnolo ha un ausiliare solo, ser, e lo usa poco: appartiene ai giornali e ai verbali, e in una frase parlata suona letto. Il lavoro di questo capitolo sta quindi nel ridistribuire quei tre ausiliari. « Viene costruita » diventa se construye oppure están construyendo; « va fatto » diventa hay que hacerlo; e la distinzione che l'italiano affida a essere contro venire, lo spagnolo la affida a ser contro estar.

Le subordinate

6 Themen

La costruzione è quella italiana: il verbo non si sposta, niente si inverte, Sé que vienes mañana si legge come « so che vieni domani ». Il lavoro sta nelle parole di collegamento, dove le due lingue non si dividono il campo allo stesso modo. *« Perché » fa due mestieri* e l'italiano li distingue soltanto col modo — « non vengo perché sono stanco » contro « te lo dico perché tu lo sappia »; lo spagnolo ha due parole diverse, porque e para que. *« Cui » sparisce*: dopo una preposizione lo spagnolo mette el que o quien, e il possesso lo porta cuyo, che si accorda con la cosa posseduta. E *la parola interrogativa tiene l'accento* anche nella domanda indiretta: Me preguntó qué hacía, con l'accento su qué e senza punto interrogativo.

Le rifiniture

9 Themen

Tutto qui è facoltativo nel senso che la frase resta corretta anche senza, e niente lo è se si vuole essere sentiti come parlanti e non come manuali. Per un italiano le sorprese sono poche e precise. *L'accento si scrive dove l'italiano non lo scrive*: música, teléfono, rápido — l'italiano segna solo le parole tronche, lo spagnolo segna ogni scostamento dalla regola. *L'apostrofo non esiste: niente l'agua, niente d'España, mai. hay non cambia mai, dove « c'è » diventa « ci sono ». E lo non è un articolo maschile* come il vostro « lo studente », ma l'articolo di ciò che non è una cosa: lo importante, lo que dices.