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Imparare il tedesco: domande frequenti

28 domande che ci si pone davvero imparando la lingua, con risposte che stanno in piedi da sole. Dove c’è di più da dire, il collegamento viene sotto — non al posto della risposta.

Per cominciare

Da dove partire, quanto ci vuole, quale tedesco imparare e che cosa significano i livelli.

Come comincio a imparare il tedesco?

Con tre cose insieme e non una dopo l’altra: il presente dei verbi che servono ogni giorno, una prima scorta di sostantivi imparati sempre con il loro articolo, e la regola per cui nella frase affermativa il verbo sta al secondo posto. La grammatica da sola non ti dà niente da dire; le liste di parole da sole ti lasciano a recitare liste. Di’ frasi intere ad alta voce fin dal primo giorno — Ich heiße Giulia. Ich komme aus Bologna. Ich wohne jetzt in München. — e nota che il tedesco non lascia cadere il soggetto come l’italiano fa con «io». Il pronome ci vuole sempre, perché le desinenze del verbo tedesco da sole non dicono chi parla: kommen vale per «noi», per «loro» e per la forma di cortesia.

La grammatica, livello per livello

Che cosa significano A1, A2, B1, B2, C1 e C2 su questo sito?

Sono i sei gradini di una scala europea molto diffusa, dalle prime frasi (A1) alla padronanza senza sforzo (C2). Le sigle può usarle chiunque; la descrizione ufficiale di ciascun gradino no, e questo sito non la riproduce. Quello che trovi qui è un ordinamento proprio del materiale, con un criterio dichiarato: non ci si chiede quanto sia difficile una parola, ma da che punto in poi non se ne può fare a meno. der Kühlschrank, «il frigorifero», è lunga e sta in A1, perché ce n’è uno in ogni cucina; leugnen, «negare (un fatto)», è corta e sta in C1, perché si arriva molto lontano senza averne mai bisogno.

Le liste di vocabolario

Quanto tempo ci vuole per imparare il tedesco?

Non esiste una cifra onesta in ore, e il sito che la presenta come un fatto se l’è inventata: dipende da quello che sai già, da quanto ti eserciti e da che cosa ti serve la lingua. Due cose invece si possono dire. Chi parla italiano parte con più parole in tasca di quanto pensi: il tedesco ha preso dal latino e dal francese molti termini comuni — die Universität, die Familie, die Musik, das Problem — e dall’italiano direttamente altri, soprattutto nel linguaggio del denaro: das Konto, der Saldo, brutto, netto. E l’inizio sembra più lento di quanto sia, perché il tedesco chiede quasi subito articoli, casi e ordine delle parole. Sono il prezzo delle prime frasi, e tutto quello che viene dopo si costruisce su di loro invece di aggiungere un sistema nuovo.

Il vocabolario per argomenti

Quale tedesco imparare: quello della Germania, dell’Austria o della Svizzera?

La lingua standard, che i tre paesi condividono nello scritto e che cambia soprattutto nel lessico e in qualche abitudine. In Austria si dice der Jänner dove in Germania si dice der Januar, e der Paradeiser per die Tomate; in Svizzera si va in Velo invece che in Fahrrad e non si scrive mai ß, per cui Strasse lì è corretto e altrove no. Nel sud e in Austria si dice ich bin gesessen dove il nord dice ich habe gesessen, ed entrambe le forme sono standard. Anche in Alto Adige il tedesco è lingua ufficiale accanto all’italiano: scuola, giornali e uffici usano lo standard, mentre nella conversazione quotidiana si sente il dialetto sudtirolese, della famiglia bavarese. Lo stesso vale, in misura ancora maggiore, per la Svizzera tedesca, dove si parla dialetto anche in situazioni in cui in Germania si userebbe lo standard. Comincia dallo standard e aggiungi le parole locali del posto in cui vai.

haben o sein, anche nelle forme del sud

Grammatica

I punti in cui il tedesco mette più spesso in difficoltà chi parla italiano.

Devo imparare der, die o das con ogni sostantivo?

Sì, e conviene farlo dal primo sostantivo invece di tornarci sopra più tardi. Il tedesco ha tre generi, e quasi mai si può partire da quello italiano: die Sonne è femminile dove «il sole» è maschile, der Mond è maschile dove «la luna» è femminile, e das Auto è neutro, un genere che i sostantivi italiani non hanno. Il genere appartiene alla parola, non alla cosa: das Mädchen è neutro per la sua terminazione, non per qualcosa che riguardi le ragazze. Impara ogni sostantivo come un blocco — articolo, parola e plurale insieme — e lascia che le terminazioni facciano parte del lavoro: con -ung, -heit, -keit e -schaft il sostantivo è femminile (die Zeitung, die Freiheit), con -chen e -lein è neutro. Qui l’italiano aiuta: le parole in -ion e -tät sono femminili come quelle in «-ione» e «-tà» (die Nation, die Universität).

Indovinare il genere dalla terminazione

Che cosa sono i casi del tedesco, e mi servono davvero?

Sono quattro: nominativo, accusativo, dativo e genitivo. L’italiano li conosce già, ma solo nei pronomi: «lo vedo» e «gli do il libro» distinguono esattamente come ich sehe ihn e ich gebe ihm das Buch. Il tedesco porta la stessa distinzione sull’articolo di ogni sostantivo: der Hund è il cane che fa qualcosa, den Hund quello a cui qualcosa viene fatto. Per questo può spostare le parole senza cambiare chi fa che cosa: Der Mann beißt den Hund e Den Hund beißt der Mann dicono entrambe che a mordere è l’uomo, mentre in italiano l’ordine inverso capovolgerebbe il senso. I casi servono a farsi capire con precisione, non a farsi capire e basta — una desinenza sbagliata raramente nasconde il senso — quindi prendili in ordine: prima nominativo e accusativo, poi il dativo, il genitivo per ultimo.

A che cosa serve ciascuno dei quattro casi

Il tedesco ha le preposizioni articolate?

In parte. Alcune preposizioni si fondono con l’articolo come «nel» o «al»: in dem diventa im, an dem am, zu dem zum, zu der zur, von dem vom, in das ins. Le differenze con l’italiano sono due. La fusione non è obbligatoria come in italiano: quando l’articolo va sottolineato, nel senso di «proprio quella», resta separato (in dem Haus, «proprio in quella casa»). E la forma fusa porta il caso con sé: Ich bin im Kino (dativo, dove sei) e Ich gehe ins Kino (accusativo, dove vai) dove l’italiano dice «al cinema» in tutti e due i casi.

Preposizione e articolo fusi in una parola

Perché il verbo va al secondo posto, e a volte in fondo?

Nella frase affermativa normale il verbo coniugato occupa il secondo posto, qualunque cosa venga prima. In italiano «Oggi vado al cinema» lascia il soggetto sottinteso; in tedesco il soggetto c’è e deve passare dopo il verbo: Heute gehe ich ins Kino. La forma che scappa quasi a tutti all’inizio, con il soggetto prima del verbo, è proprio quella sbagliata. Nella frase che comincia con weil, dass, wenn e parole simili, invece, il verbo va proprio in fondo: Ich bleibe zu Hause, weil ich morgen früh arbeiten muss. Le due regole sono fisse, e questo le rende più facili di quanto sembri: quando sai in che tipo di frase sei, sai dove va il verbo.

Il verbo al secondo posto

Perché una parte del verbo finisce in fondo alla frase?

Perché il tedesco spesso divide il verbo in due e mette il resto della frase in mezzo. L’italiano conosce qualcosa di simile con «andare via» o «tirare fuori», e weggehen funziona allo stesso modo: Ich gehe jetzt weg, «adesso vado via». La differenza è che in tedesco la seconda parte va in fondo, dopo tutto il resto: anrufen diventa Ich rufe dich morgen an. Lo stesso schema tiene insieme il Perfekt (Ich habe das Buch gestern gelesen) e il verbo modale con il suo infinito (Ich muss heute lange arbeiten). L’ultima parola di una frase tedesca, quindi, spesso ne completa il senso — Ich rufe dich morgen an e Ich rufe dich morgen zurück differiscono solo lì — ed è per questo che ascoltare fino alla fine è un’abitudine da prendere presto.

La parentesi verbale

Quando si usa du e quando Sie?

Più o meno come «tu» e «Lei»: Sie con gli adulti che non conosci, nei negozi, negli uffici e al lavoro finché non ti viene detto altrimenti; du con bambini, familiari, amici e con chi te lo ha offerto. L’offerta è un piccolo rito, di solito fatto dalla persona più anziana o più in alto, e aspettarla non è mai sbagliato. Tra i giovani, in molti posti di lavoro e in rete il du è spesso la norma fin dall’inizio. La differenza di forma sta nel verbo: il «Lei» italiano vuole la terza persona singolare («Lei viene?»), il Sie tedesco la terza plurale, e si scrive sempre con la maiuscola: Kommen Sie mit? Lo stesso Sie vale anche per più persone, mentre il plurale confidenziale è ihr, il «voi» tra amici.

du, Sie e quanto essere formali

Al Perfekt si usa haben o sein, come avere ed essere?

Quasi esattamente come al passato prossimo, ed è uno dei punti in cui l’italiano aiuta di più. La maggior parte dei verbi vuole haben («ho mangiato», ich habe gegessen), i verbi di movimento e di cambiamento di stato vogliono sein («sono andato», ich bin gegangen; «sono diventato», ich bin geworden), e anche «sono stato» e «sono rimasto» restano con sein: ich bin gewesen, ich bin geblieben. Le trappole sono tre. I verbi riflessivi prendono haben: «mi sono lavato» è ich habe mich gewaschen. Anche «mi è piaciuto» diventa es hat mir gefallen. E il participio non si accorda mai: «siamo andati» e «è arrivata» sono wir sind gegangen e sie ist angekommen, con il participio sempre uguale.

haben o sein al Perfekt

Quale passato usare: Perfekt o Präteritum?

Nella conversazione soprattutto il Perfekt: Ich habe gestern Fußball gespielt. Nello scritto, soprattutto nei racconti e nei resoconti, il Präteritum: Er spielte jeden Samstag. Chi viene dal nord Italia, dove il passato remoto non si usa quasi mai parlando, riconoscerà la divisione. Il Präteritum però è molto meno letterario del passato remoto: è la forma normale di un articolo di giornale, e alcuni verbi molto comuni lo usano anche parlando — war, hatte e i verbi modali, come konnte e musste: Ich war gestern im Kino. La differenza è di stile, non di significato.

Il Perfekt

Perché in tedesco i sostantivi hanno la maiuscola?

Perché la regola ortografica lo vuole per ogni sostantivo, ovunque stia nella frase: der Tisch, die Freiheit, das Wochenende. Vale anche per le parole usate come sostantivi: das Essen, beim Lesen, etwas Neues. Qui c’è una trappola per chi scrive in italiano: il nome di una lingua è un sostantivo e va maiuscolo (Ich spreche Italienisch), mentre l’aggettivo resta minuscolo come in italiano (die italienische Küche). E la forma di cortesia Sie ha sempre la maiuscola, anche a metà frase.

Quali parole vogliono la maiuscola

Perché l’aggettivo a volte cambia desinenza e a volte no?

In italiano l’aggettivo si accorda sempre: «la casa è bella», «le case sono belle». In tedesco dipende da dove sta. Dopo il verbo non cambia mai: Das Haus ist schön. Die Häuser sind schön. Davanti al sostantivo prende una desinenza che dipende dall’articolo e dal caso: ein schönes Haus, das schöne Haus, in dem schönen Haus. Le desinenze si imparano meglio insieme all’articolo che le precede che da una tabella sola: è l’articolo a dire quanto lavoro resta da fare all’aggettivo.

Le desinenze dell’aggettivo

Come si dice «se avessi tempo, verrei»?

Wenn ich Zeit hätte, würde ich kommen. L’italiano usa il congiuntivo nella frase con «se» e il condizionale nell’altra; il tedesco usa in entrambe la stessa forma, il Konjunktiv II. Per la maggior parte dei verbi la si costruisce con würde più l’infinito; hätte, wäre e i verbi modali (könnte, müsste) hanno forme proprie, che si usano davvero. La stessa forma serve per la cortesia, come il condizionale italiano: Könnten Sie mir helfen? è «Potrebbe aiutarmi?».

Il Konjunktiv II

Perché i giornali tedeschi scrivono sei invece di ist?

È il Konjunktiv I, la forma con cui il tedesco riferisce quello che ha detto un altro senza garantirlo: Der Minister sagte, er sei zufrieden. I giornali italiani fanno un lavoro simile con il condizionale — «il ministro sarebbe soddisfatto» — per presentare una notizia come riferita e non confermata. In tedesco lo incontrerai di continuo nella stampa e poco nella conversazione, dove si usa l’indicativo o il Konjunktiv II (er wäre zufrieden). Per chi impara, è una forma da riconoscere molto prima che da produrre.

Il Konjunktiv I

Che cosa vogliono dire parole come doch, mal e ja?

Da sole quasi niente di traducibile; in una frase moltissimo. Sono particelle modali e portano l’atteggiamento di chi parla — e l’italiano ne ha di sue, come «dai», «pure» e «mica». Komm doch mit! è una spinta amichevole, come «dai, vieni anche tu!»; Komm ruhig rein è «entra pure»; Mach mal Pause rende il consiglio disinvolto; Das ist ja interessant segna la sorpresa. Una frase senza particelle è corretta ma può suonare rigida; imparale da frasi intere, perché la voce doch di un dizionario ti dirà poco.

Le particelle modali

Parole e suoni

Quali parole prima, quali ingannano, come ricordarle e come pronunciarle.

Quante parole tedesche mi servono?

Nessun numero preciso è onesto, perché dipende da che cosa vuoi fare e da che cosa conta come sapere una parola. Due cose contano più del totale. Una parola che ti viene in mente mentre parli vale più di molte che riconosci solo leggendo, quindi esercitati dall’italiano al tedesco invece di rileggere le liste. E il tedesco costruisce parole nuove da quelle vecchie, così ogni sostantivo imparato lavora più di quanto sembri: die Hand e der Schuh ti danno der Handschuh, «il guanto».

Le liste di vocabolario

Quali parole tedesche imparare per prime?

Non le più interessanti, ma quelle che ricorrono in una frase su due: i verbi sein, haben, werden, machen, gehen e kommen; le parole interrogative wer, was, wo, wann, wie e warum; numeri, giorni e ore; e le paroline che tengono insieme la frase, come aber, auch, noch e schon. Non si notano, e portano metà di tutto quello che dici.

Le liste di vocabolario

Conviene imparare il vocabolario per argomenti?

Sì, una volta che hai le parole che servono in ogni frase. Gli argomenti aiutano in due modi: le parole di una stessa situazione si ricordano meglio insieme — der Löffel, die Gabel, das Messer — e puoi prepararti a una situazione precisa, come una visita dal medico, la visita a un appartamento o un colloquio di lavoro, prima che arrivi. Ingannano solo all’inizio, quando una lista di animali sembra più gratificante delle parole che reggono una frase.

Il vocabolario per argomenti

Il tedesco ha verbi irregolari?

Sì, e il principio non è nuovo per chi parla italiano. I verbi forti cambiano la vocale invece di aggiungere una desinenza: singen – sang – gesungen, trinken – trank – getrunken. Alcuni cambiano la vocale anche al presente, ma solo nelle forme di du e di er: ich fahre, ma du fährst e er fährt. Nessuna regola dice quali verbi siano forti, quindi ognuno si impara con le sue tre forme, così come in italiano si impara «prendere – presi – preso».

I verbi irregolari

Perché le parole tedesche sono così lunghe?

Perché il tedesco scrive come una parola sola quello che l’italiano dice con una preposizione, e in ordine inverso: «la chiave della porta» è der Türschlüssel, da die Tür e der Schlüssel. L’italiano mette prima la cosa e poi quello che la precisa; il tedesco fa il contrario. Da qui l’unica regola che serve: l’ultima parte dice che cosa è la cosa e ne decide il genere, e tutto quello che sta davanti la restringe. der Türschlüssel è una chiave, quindi maschile, anche se die Tür è femminile. der Kühlschrank è un «armadio freddo», das Krankenhaus una «casa dei malati». Leggi le parole lunghe da destra.

I sostantivi composti

Come mi esercito con la pronuncia tedesca?

Partendo dalla scrittura, e qui chi parla italiano è avvantaggiato: come l’italiano, il tedesco si legge quasi sempre come si scrive. Le trappole sono le lettere che conosci già ma che suonano diverse. ch non è mai il «ch» di «chiesa»: dopo a, o, u e au si fa in fondo alla bocca (Buch), dopo le altre vocali e dopo una consonante più avanti (ich, Milch). sch è il suono di «scena» (Schule), z quello di «pizza» (Zeit), w è la «v» italiana (Wasser), e h a inizio parola si sente, come un soffio (Haus). ei si legge «ai» e ie come una «i» lunga, per cui Wein e Wien sono parole diverse. Una doppia consonante non si allunga come in «mattone»: in Mutter segnala solo che la vocale prima è breve. Poi esercita i suoni che l’italiano standard non ha, in coppie che differiscono solo per quelli — schon e schön, Mutter e Mütter, vier e für — finché non senti la differenza oltre a farla.

Che cosa dice la scrittura sul suono

Quali parole tedesche somigliano all’italiano ma vogliono dire altro?

die Firma è «la ditta»; la firma sotto un documento è die Unterschrift. die Kamera è «la macchina fotografica», e la camera da letto è das Zimmer. das Tempo è il ritmo o la velocità, non il tempo che passa (die Zeit) né quello che fa (das Wetter). die Kantine è «la mensa», mentre la cantina è der Keller. brav si dice di un bambino che si comporta bene, non di una persona capace. die Mappe è «la cartellina», die Ente è «l’anatra», e also vuol dire «quindi» o «allora».

Come faccio a non sembrare tradotto dall’italiano?

Imparando come blocchi interi le espressioni che i tedeschi usano davvero, invece di costruirle parola per parola dall’italiano. In certi punti l’italiano va dritto nella direzione giusta: Ich habe Hunger è «ho fame», e Das gefällt mir è costruito come «mi piace», con la cosa come soggetto. In altri porta fuori strada: «ho freddo» è Mir ist kalt, «ho vent’anni» è Ich bin zwanzig, e «c’è» e «ci sono» sono tutti e due es gibt, che non cambia al plurale e vuole l’accusativo: Es gibt einen Park, Es gibt zwei Parks. Nessuna di queste si ricava dalle sue parti, e non serve: imparata una volta come espressione, c’è quando ti serve.

Espressioni di tutti i giorni

Questo sito

Da dove viene il materiale, a chi si rivolge e che cosa non è.

Posso usare questo sito partendo da zero?

Sì. La grammatica comincia da che cos’è un caso, dai tre generi e dal presente, ogni spiegazione è scritta in italiano, e ogni tema dice a quale livello appartiene — così puoi restare in A1 finché ti senti sicuro e andare avanti quando lo sei.

La grammatica, livello per livello

Da dove viene il materiale di questo sito?

Ogni spiegazione, frase di esempio, lista di parole ed esercizio è stato scritto per questo sito. Niente è preso da un libro di testo, da una grammatica, da un dizionario o da un altro sito per imparare le lingue — nemmeno una lista di frequenza, perché la scelta e l’ordine di una lista sono protetti anche dove le singole parole non lo sono.

Questo sito mi prepara a un esame di tedesco?

No, ed è un dato di fatto più che modestia: non segue il programma di nessun esame e non è riconosciuto da nessun ente certificatore. Spiega e fa domande. Se ti serve un certificato, lo rilascia un ente certificatore; quello che eserciti qui ti aiuta, ma non lo sostituisce.