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C2  ·  45 parole

Diritto d’autore

A chi appartiene un’opera, che cosa se ne può fare e che cosa concede davvero la licenza.

La ventesima voce è l’œuvre dérivée, e l’accordo dell’aggettivo dice una cosa che l’apostrofo nasconde: qui œuvre è femminile. Come « l’opera » da noi, del resto, e nella grande maggioranza delle frasi il lettore italiano non sbaglierà mai: une œuvre protégée, une œuvre inédite, les œuvres complètes. Il francese però tiene in serbo un maschile e lo usa in tre punti precisi. Il primo è il cantiere: le gros œuvre è la struttura portante di un edificio, muri e solai prima delle finiture, quello che chiamiamo « il rustico ». Il secondo è l’alchimia: le grand œuvre era la trasformazione dei metalli in oro, e l’espressione sopravvive per l’impresa di tutta una vita. Il terzo è la storia dell’arte nel registro più sorvegliato: l’œuvre gravé de Rembrandt è l’insieme delle sue incisioni considerato come un tutto unico. Fuori da questi tre casi si torna al femminile, e basta un aggettivo per accorgersene: une œuvre dérivée, une œuvre orpheline, une œuvre de commande protégée. La lezione pratica è una sola. Davanti a vocale l’articolo si elide e non rivela nulla, quindi il genere va cercato nell’aggettivo o nel participio che segue.

Le parole

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Scelta e lacune, esattamente con queste 45 parole. Ciò che sbaglia torna domani.