C2 · 32 parole
Fabbricazione del vetro
Una materia che non diventa mai del tutto solida, dalla miscela alla lastra finita.
La quattordicesima voce è mundgeblasen, « soffiato a bocca », e ha l’aria di un participio come tanti. Lo è, ma di un verbo che non esiste. Nessun tedesco dice ich mundblase, e nessun vetraio racconta che cosa ha fatto oggi con ich habe mundgeblasen: per descrivere il lavoro si torna alla costruzione libera, er bläst das Glas mit dem Mund. La parola composta vive soltanto come aggettivo, e da aggettivo si declina come gli altri: ein mundgeblasenes Glas, mundgeblasene Gläser, das Glas ist mundgeblasen. Lo stesso stampo produce una famiglia intera, e sempre per dire in che modo è stata fatta una cosa: handgemacht, handgeschrieben, handbemalt. Anche lì il verbo intero manca, e chi cerca l’infinito sul dizionario resta a mani vuote. La regola pratica è semplice: queste parole si imparano già finite, come un’etichetta, e si usano come qualsiasi aggettivo, davanti a un nome o dopo sein. L’italiano fa lo stesso lavoro con un participio e un complemento, « soffiato a bocca », « fatto a mano », « dipinto a mano », e lascia i pezzi staccati; il tedesco li salda in una parola sola e poi smette di muoverli.
Le parole
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Scelta e lacune, esattamente con queste 32 parole. Ciò che sbaglia torna domani.