C2 · 42 Wörter
Brevetti e marchi
Che cosa si può proteggere, fin dove arriva, chi lo attacca.
La trentaseiesima voce è le savoir-faire, ed è l’unico caso in cui la parola francese è già nostra e proprio per questo tradisce. L’italiano ha preso a prestito « savoir-faire » e lo ha messo in società: da noi è il tatto, la scioltezza di chi sa muoversi fra le persone, e si dice di un ambasciatore o di un padrone di casa, mai di un’officina. In francese quel valore esiste, ma ha un nome suo e diverso, le savoir-vivre, che sono le buone maniere. Le savoir-faire è invece competenza: la capacità pratica di far riuscire una cosa, e nella voce di questa lista è precisamente il patrimonio tecnico che un’impresa possiede e non ha depositato in nessun registro. È anche il motivo per cui la nostra lingua, dovendo nominare quel bene dentro un contratto, non adopera il prestito francese ma quello inglese e scrive « il know-how ». Due prestiti per le due metà di una parola sola. Chi legge le savoir-faire de l’atelier pensando al garbo di qualcuno sposta un bene aziendale dentro un salotto.
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