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C2  ·  34 parole

Diritto del mare

Bandiera, responsabilità e zone: il diritto su una strada che non è di nessuno.

La tredicesima voce è le temps de planche, il tempo concesso per caricare e scaricare, e il nome viene dall’asse su cui la merce passava a bordo. Quella parola, fuori dal porto, ha in francese una vita che conviene portarsi via intera, perché ogni volta l’italiano cambia immagine. Faire la planche è stare a galla sulla schiena, braccia aperte, senza muovere nulla: noi per la stessa posizione diciamo « fare il morto », e la distanza è tutta lì, perché dove il francese vede un’asse di legno che galleggia noi vediamo un cadavere. Une planche de salut è l’ultima risorsa, quella a cui ci si aggrappa quando non resta altro; da noi è « l’ancora di salvezza », che per chi sta affogando è l’oggetto peggiore da afferrare ed è esattamente quello che diciamo. E les planches, al plurale, sono il palcoscenico, tanto che monter sur les planches vale « calcare le scene ». Tre impieghi, tre immagini diverse dalle nostre, e nessuno si traduce lasciando la tavola dov’è.

Le parole

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Scelta e lacune, esattamente con queste 34 parole. Ciò che sbaglia torna domani.