C2 · 25 parole
Fondazioni ed enti non profit
Denaro che appartiene a uno scopo e non a una persona, e le regole fiscali che ve lo tengono legato.
L’ultima entrata, der Mäzen, è un nome proprio diventato nome comune, e il lettore italiano lo riconosce subito, perché anche il suo « mecenate » viene dallo stesso uomo: Gaio Cilnio Mecenate, amico e consigliere di Augusto, che sostenne Orazio e Virgilio. Le due lingue sono però partite da due forme diverse del nome latino. Il nominativo era Maecenas, il genitivo Maecenatis: l’italiano ha costruito la parola sul tema lungo dei casi obliqui, come fa di regola, e ne è uscito « mecenate »; il tedesco ha preso il nominativo e l’ha accorciato in Mäzen, con l’accento sull’ultima sillaba. La ä è la grafia tedesca del dittongo latino ae, la stessa di der Präfekt. Il tema lungo, però, ricompare appena la parola si allunga: il mecenatismo, in tedesco, è das Mäzenatentum, con la sillaba -at- che al singolare manca. Il plurale segue invece la via più semplice, die Mäzene, e il femminile è die Mäzenin. Nel lessico delle fondazioni la parola resta un po’ solenne: chi ha creato l’ente è der Stifter, e chi lo sostiene con regolarità si chiama più spesso der Förderer.
Le parole
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