C2 · 49 parole
Diritto d’autore e licenze
Di chi è un’opera, che cosa possono farne gli altri e che cosa concede davvero una licenza.
Il verbo plagiieren e il nostro « plagiare » vengono dalla stessa parola latina, e quella parola non parlava di libri. Il plagiarius era chi rapiva una persona libera per venderla come schiava, o chi si impadroniva dello schiavo altrui: un ladro di uomini, punito dalla legge romana sul plagium. Fu Marziale, nel I secolo dopo Cristo, a portare il termine nella letteratura: in un epigramma presenta i propri versi come schiavi da lui affrancati e chiama plagiarius il rivale che li recita come suoi. L’immagine ha avuto fortuna. L’italiano ne conserva ancora un’eco in « plagiare qualcuno », soggiogarlo; il tedesco conosce soltanto il furto di testi, note e immagini. Il verbo è regolare e, come tutti quelli in -ieren, forma il participio senza ge-: sie hat plagiiert. Il sostantivo è das Plagiat, neutro, e chi plagia è der Plagiator. Per la legge, però, il plagio non è una figura a sé: è una Urheberrechtsverletzung in cui chi copia si spaccia anche per autore, e lede così insieme i diritti di utilizzazione e il diritto morale. Il resto della lista segue l’opera dal suo autore fino al giorno in cui diventa gemeinfrei.
Le parole
Questa lista fa parte di Uffici, diritto e Stato — 33 liste e 1372 parole che si possono anche ripassare insieme.
Ripassare questa lista
Scelta e lacune, esattamente con queste 49 parole. Ciò che sbaglia torna domani.