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Pronuncia dello spagnolo: 34 coppie minime da ascoltare

Una coppia minima sono due parole che si distinguono per un solo suono. Chi le distingue ha il suono. Chi no, dice per anni la stessa parola e si stupisce che gli chiedano che cosa intendesse.

Questa lista è più corta di quelle solite perché segue una sola regola: contiene solo le distinzioni che in italiano non esistono. Una differenza che la propria lingua fa già non costa fatica; quelle che non fa sono quelle da esercitare.

Per questo ciascuno dei 9 gruppi dice prima che cosa fa invece chi parla italiano. È questa l’informazione vera; le parole sotto sono le prove. Qui non c’è trascrizione fonetica: chi conosce i simboli non ha bisogno di questa pagina, e a chi non li conosce non dicono nulla.

r contro rr

Un colpo solo o una vibrazione: una differenza che l’italiano conosce già.

Che cosa succede: Qui chi parla italiano parte avvantaggiato: anche l’italiano distingue «caro» da «carro» e «coro» da «corro», e lo fa con la punta della lingua, come lo spagnolo. La r semplice tra vocali è un colpo solo, la rr una vibrazione di più colpi. Le differenze stanno altrove. In spagnolo anche la r scritta semplice vibra forte a inizio di parola e dopo n, l o s: Roma, alrededor, Israel, dove l’italiano si accontenta di un colpo o due. E la rr spagnola si ottiene con le vibrazioni, non trattenendo la consonante come si fa con le doppie italiane. Chi ha la cosiddetta erre moscia, prodotta in gola, deve invece imparare il suono da capo: a un orecchio spagnolo non è né pero né perro, e può perfino ricordare la j.

UnasignificaL’altrasignifica
peromaperroil cane

Quiero venir, pero no puedo.Vorrei venire, ma non posso.

La coppia minima più frequente della lingua. Attenzione anche all’accento: pero si accentua sulla prima sillaba, non come «però».
carocaro (di prezzo)carroil carro; l’automobile (America Latina)

Este hotel es demasiado caro.Quest’albergo è troppo caro.

In America Latina carro è l’automobile; in Spagna è il carro, e l’automobile è coche.
coroil corocorrocorro (io)

Canta en el coro de la iglesia.Canta nel coro della chiesa.

La stessa coppia esiste in italiano, con lo stesso significato: qui basta non cambiare niente.
cerolo zerocerrola collina, l’altura

Ganamos dos a cero.Abbiamo vinto due a zero.

Non è il «cero» delle chiese: cero è lo zero, e la c si dice con la lingua tra i denti.
paraperparrala vite a pergola

Este regalo es para ti.Questo regalo è per te.

n contro ñ

La ñ è il gn di «sogno», con una lettera tutta sua.

Che cosa succede: Il suono della ñ l’italiano lo ha già: è quello di «sogno», «legno», «montagna». Cambia la scrittura, e da qui nascono due errori. Il primo è leggere gn alla maniera italiana: in spagnolo quelle due lettere non fanno mai questo suono, ma una g seguita da una n, in due sillabe diverse — digno si dice dig-no, ignorar ig-no-rar. Il secondo è la durata: in italiano il suono di gn tra vocali è sempre lungo, in spagnolo la ñ è breve come una n qualsiasi. Aiuta sapere che dove l’italiano ha gn o nn, lo spagnolo ha spesso ñ: «sogno» e sueño, «anno» e año, «canna» e caña. E dimenticare la tilde non è un errore di ortografia da poco: año e ano sono due parole diverse.

UnasignificaL’altrasignifica
canail capello biancocañala birra piccola alla spina; la canna

Nos tomamos una caña en la terraza.Ci siamo presi una birra piccola ai tavolini fuori.

In un bar spagnolo una caña è una birra piccola alla spina; cana, senza tilde, è un capello bianco.
sonarsuonare, squillaresoñarsognare

El teléfono empezó a sonar a medianoche.A mezzanotte il telefono si mise a squillare.

Dove l’italiano ha gn, lo spagnolo ha spesso ñ: «sognare» e soñar.
penail dispiacere, la penapeñala rupe

Qué pena que no puedas venir.Che peccato che tu non possa venire.

Qué pena è il «che peccato» di tutti i giorni, senza la sfumatura di compatimento del «che pena» italiano.
monola scimmiamoñolo chignon

En el zoo vimos un mono muy grande.Allo zoo abbiamo visto una scimmia molto grande.

In Spagna mono vuol dire anche «carino», detto di una persona o di una cosa.

s contro z e c

In Spagna due suoni, in America Latina uno solo.

Che cosa succede: Nella Spagna centrale e settentrionale la z, e la c davanti a e o i, si pronunciano con la punta della lingua tra i denti, come il th dell’inglese «think». L’italiano non ha questo suono, e chi lo parla tende a leggere le lettere all’italiana: la z di zapato come la z di «zappa», la c di cena come quella di «cena». Nessuna delle due letture è spagnola; il suono della c dolce italiana, in spagnolo, si scrive ch. Poi c’è la s, che in spagnolo resta sorda anche tra due vocali: chi dice «casa» con la s sonora di «rosa», come si fa al Nord, deve abbandonare l’abitudine, perché casa ha la s di «sole». In Andalusia, alle Canarie e in tutta l’America Latina la z suona come la s, e anche quella pronuncia è corretta: chi la sceglie risparmia il suono, ma la grafia deve impararla lo stesso.

UnasignificaL’altrasignifica
casala casacazala caccia

Nuestra casa está al final de la calle.La nostra casa è in fondo alla strada.

In America Latina, in Andalusia e alle Canarie le due parole suonano uguali, e a distinguerle resta solo la frase.
cosercucirecocercuocere

Mi abuela sabía coser muy bien.Mia nonna sapeva cucire benissimo.

La c di cocer non è la c dolce di «cuocere»: davanti a e è il suono tra i denti.
abrasarbruciare, ardereabrazarabbracciare

El sol abrasa a mediodía.A mezzogiorno il sole brucia.

Nessuna delle due ha il suono della z italiana: la s di abrasar è sorda, la z di abrazar si fa tra i denti.
sienla tempiaciencento

Pagué cien euros por el billete.Ho pagato cento euro per il biglietto.

l contro ll

La ll non è una l doppia.

Che cosa succede: Per chi parla italiano la trappola è l’occhio: pollo, bello, calle sembrano parole italiane, e la lingua va da sola alla l lunga di «pollo» e «bello». In spagnolo la ll non è una l doppia ma un suono a sé. Nella maggior parte della Spagna e dell’America Latina coincide con la y: una i di «ieri» più tesa, quasi fricativa. In alcune zone resiste la pronuncia antica, identica al gli di «figlio», e anche quella è corretta. Quella che non va è la l doppia italiana, perché trasforma pollo in polo e malla in mala. La l semplice, invece, è la stessa dell’italiano, chiara anche in fine di parola: sol, papel.

UnasignificaL’altrasignifica
poloil polo; il ghiacciolopolloil pollo

De segundo, pollo con patatas.Per secondo, pollo con patate.

La parola è la stessa dell’italiano e la pronuncia no: nel pollo spagnolo non c’è nessuna l.
malacattiva (femm.)mallala rete, la maglia (di rete)

La comida no estaba mala.Il cibo non era male.

calala cala, l’insenaturacallatace (lui, lei)

Nos bañamos en una cala pequeña.Abbiamo fatto il bagno in una piccola cala.

Cala esiste anche in italiano, con lo stesso significato; calla viene da callar, «tacere».
holaciaoollala pentola

Hola, ¿qué tal?Ciao, come va?

L’h non si pronuncia, come in italiano: hola e olla si distinguono solo per la l, anche se sulla carta sembrano diversissime.

e contro i

Cinque vocali, sempre piene: qui l’italiano è a casa.

Che cosa succede: Lo spagnolo ha cinque vocali, e ciascuna suona sempre allo stesso modo, accentata o no. È quello che fa anche l’italiano, che non smorza le vocali atone: per questo mesa e misa, peso e piso non mettono in difficoltà un orecchio italiano. L’italiano, anzi, ha una distinzione in più, la e aperta di «pèsca» e quella chiusa di «pésca»; lo spagnolo ha una sola e, a metà strada, e nessuna parola cambia se la si apre o la si chiude. Le cose a cui badare sono altre. La prima è la durata: l’italiano allunga la vocale accentata in sillaba aperta, e un mesa con la e lunga di «mese» ha subito un accento italiano. La seconda è la posizione dell’accento: pero si accentua sulla prima sillaba, non come «però», e vender sull’ultima, non come «vendere». Chi ha nell’orecchio un dialetto che smorza le vocali finali deve tenerle ben piene.

UnasignificaL’altrasignifica
mesail tavolomisala messa

Las llaves están en la mesa.Le chiavi sono sul tavolo.

Non è la «mensa»: mesa è il tavolo di casa, quello su cui si mangia e si lavora.
pesoil pesopisol’appartamento; il piano

Vivimos en un piso pequeño.Abitiamo in un appartamento piccolo.

La s di peso è sorda anche tra due vocali, pure per chi al Nord dice «peso» con la s sonora.
peromapirola fuga (colloquiale)

Es tarde, pero todavía hay luz.È tardi, ma c’è ancora luce.

Lo stesso pero di sopra, qui contro un’altra vocale: una parola può stare in due gruppi.
vendervenderevenirvenire

Quieren vender el coche.Vogliono vendere la macchina.

Non è una vera coppia minima, ma all’inizio è l’errore d’ascolto più comune. E tutte e due si accentuano sull’ultima sillaba, a differenza di «vendere».

o contro u

La o resta o anche in fondo alla parola.

Che cosa succede: Anche qui l’orecchio italiano lavora bene: la o e la u sono due vocali distinte in entrambe le lingue, e nessuna delle due sposta una o atona verso la u. Il punto è lo stesso della e: l’italiano ha una o aperta («bòtte», le percosse) e una chiusa («bótte», il recipiente), lo spagnolo una sola, media e breve. Conta di più dove cade l’accento, perché in queste sillabe finali sta la desinenza del verbo: hablo (parlo) e habló (ha parlato) finiscono entrambe in una o piena e si distinguono solo per l’accento. E c’è un’abitudine italiana che si fa sentire proprio nelle parole di questo gruppo: raddoppiare la consonante. rota ha una t sola, e bolla non ha niente della l lunga di «bolla».

UnasignificaL’altrasignifica
posoil fondo, il sedimentopusomise, ha messo (lui, lei)

Puso las llaves en la mesa.Ha messo le chiavi sul tavolo.

rotarotta (femm.), guastarutail percorso, l’itinerario

La ventana está rota.La finestra è rotta.

Una t sola: lo spagnolo non raddoppia le consonanti come l’italiano.
bollail panino dolce (regionale)bullail chiasso, la baraonda

Había mucha bulla en la plaza.In piazza c’era un gran chiasso.

Né nel suono né nel senso è la «bolla» italiana: la ll si dice come la y.
comocome; mangiocumbrela cima, il vertice

Como en casa todos los días.Mangio a casa tutti i giorni.

Non è una vera coppia minima: serve ad ascoltare la o piena di como accanto alla u di cumbre.

b contro p

La b e la p non sono il problema: la v sì.

Che cosa succede: La p spagnola è secca, senza soffio, proprio come quella italiana, e per chi parla italiano beso e peso si distinguono senza sforzo. La difficoltà sta accanto: in spagnolo la b e la v sono lo stesso suono. vaca (la mucca) e baca (il portapacchi) suonano identiche, e la v italiana, fatta con il labbro contro i denti, non esiste. Questa b ha poi due forme. Dopo una pausa e dopo m o n è una b piena, come in italiano; tra due vocali le labbra non si chiudono del tutto e ne esce un suono morbido, quasi soffiato: la bala, una bata. Chi chiude bene le labbra a ogni b si fa capire ma suona straniero; chi legge la v di vino all’italiana ancora di più.

UnasignificaL’altrasignifica
besoil baciopesoil peso

Le dio un beso en la mejilla.Gli ha dato un bacio sulla guancia.

balail proiettilepalala pala, il badile

Necesitamos una pala para la nieve.Ci serve una pala per la neve.

batala vestaglia; il camicepatala zampa

El perro se hizo daño en una pata.Il cane si è fatto male a una zampa.

d contro t

Tra due vocali la d diventa morbidissima.

Che cosa succede: La t spagnola è quella italiana: dentale, secca, senza soffio. La d invece ha due suoni. Dopo una pausa e dopo n o l è una d come in italiano. Tra due vocali la punta della lingua sfiora appena i denti senza chiudere, e il suono si avvicina al th dell’inglese «this»: cada, nada, todo. È qui che si riconosce un italiano: la d dura e ben articolata, giusta in italiano, in spagnolo suona scandita e rigida. In fine di parola la d si indebolisce ancora, fin quasi a sparire — Madrid, usted, ciudad — e va detta senza aggiungere nessuna vocale d’appoggio. Molti spagnoli, parlando in fretta, la lasciano cadere anche nella desinenza -ado: è lingua parlata, non un modello da imitare all’inizio.

UnasignificaL’altrasignifica
dosduetosla tosse

Tengo tos desde el fin de semana.Ho la tosse dal fine settimana.

cadaognicatala degustazione

Cada semana vamos al mercado.Ogni settimana andiamo al mercato.

La d di cada è quella morbida tra due vocali: detta dura, all’italiana, non cambia la parola, ma suona subito straniera.
damala dama, la signoratamaparola che non esiste

La dama del cuadro lleva un vestido azul.La signora del quadro porta un vestito azzurro.

Una coppia con un lato vuoto, di proposito: chi non fa la differenza non dice un’altra parola, non ne dice nessuna.

g contro j

Una g dura o un suono raschiato in gola.

Che cosa succede: La j, e la g davanti a e o i, sono in spagnolo lo stesso suono: un fruscio aspro in fondo alla bocca, che l’italiano non ha. Chi sa il tedesco lo ritrova nel ch di «Bach»; la c aspirata toscana di «la casa» ne dà un’idea più morbida. La trappola è che molte di queste parole si scrivono come in italiano: gente, general, gesto chiamano la g di «gelato», che in spagnolo non esiste. Davanti ad a, o, u la g è dura come in italiano, e per tenerla dura davanti a e e i lo spagnolo scrive gu dove l’italiano scrive gh: guerra, guitarra. Quella u non si pronuncia, e chi dice guerra all’italiana, con la u, pronuncia una parola che lo spagnolo non conosce. Dove la u deve sentirsi porta la dieresi: pingüino.

UnasignificaL’altrasignifica
gatoil gattojarrola brocca

El gato duerme en el sofá.Il gatto dorme sul divano.

Davanti ad a la g è dura; il suono raschiato, lì, lo fa solo la j.
guerrala guerrajergail gergo

La guerra terminó hace muchos años.La guerra è finita molti anni fa.

Si scrive come in italiano e non si dice come in italiano: la u di guerra non si pronuncia, serve solo a tenere dura la g.
gentela genteguanteil guanto

Había mucha gente en la plaza.In piazza c’era molta gente.

Stessa g, due suoni: davanti a e è quello raschiato della j, non la g di «gelato»; in guante la u si sente, proprio come in «guanto».

Ascoltare e distinguere

Si sente una delle due parole e lei dice quale. Due possibilità vogliono dire che tirando a indovinare se ne prende la metà. Per questo ogni coppia compare due volte — una per parola. Chi non ha il suono si ferma al cinquanta per cento sulle due, e si vede; un singolo colpo non si vedrebbe.