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Da leggere se ti va: niente da studiare

L’inglese: un breve ritratto

Come la lingua di poche tribù germaniche è diventata quella che si studia in tutto il mondo, e che cosa sorprende chi parla italiano.

Famiglia
indoeuropea, ramo germanico occidentale
Scrittura
alfabeto latino, 26 lettere, senza accenti
Lingua più parlata in
Regno Unito, Irlanda, Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda
Lingua ufficiale
in più di cinquanta paesi, dall’India alla Nigeria
Madrelingua
circa 400 milioni; molti di più la parlano come seconda lingua
Chi fissa le regole
nessuna accademia: la norma la fanno i dizionari e l’uso

Da dove viene

L’inglese è una lingua germanica, sorella del frisone, dell’olandese e del tedesco. Nel V secolo gruppi di Angli, Sassoni e Juti arrivarono in Britannia dalle coste del Mare del Nord e vi portarono i loro dialetti. Dagli Angli viene il nome stesso della lingua e del paese: English ed England, la «terra degli Angli».

Prima di loro sull’isola si parlavano lingue celtiche, che sopravvivono nel gallese e nel gaelico ma all’inglese hanno lasciato poche parole. Il fondo germanico si vede invece nelle parole di tutti i giorni: house, water, mother, bread, drink.

La storia, in breve

L’inglese antico (Old English, circa 450–1100) somiglia così poco a quello di oggi che si studia come una lingua straniera; il suo testo più famoso è il poema Beowulf. In questi secoli arrivano anche i vichinghi, e con loro parole scandinave diventate di uso quotidiano, come sky, egg, window e perfino il pronome they.

Nel 1066 i Normanni conquistano l’Inghilterra, e per circa tre secoli la corte, la legge e l’amministrazione parlano francese. L’inglese medio (Middle English, circa 1100–1500) esce da questo periodo pieno di parole francesi: la lingua dei Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer si legge già, con un po’ di fatica.

Con l’inglese moderno arrivano la stampa (William Caxton apre la prima tipografia d’Inghilterra nel 1476), il teatro di Shakespeare e la Bibbia di re Giacomo del 1611. Proprio in questi secoli le vocali lunghe cambiano suono, mentre l’ortografia si sta già fissando: è uno dei motivi principali per cui l’inglese non si legge come si scrive.

Nel 1755 Samuel Johnson pubblica il suo grande dizionario; nel 1828 Noah Webster pubblica quello americano, con grafie semplificate come color e center. L’impero britannico prima e il peso degli Stati Uniti poi hanno portato l’inglese in tutti i continenti.

Dove si parla oggi

L’inglese è la lingua più parlata nel Regno Unito, in Irlanda, negli Stati Uniti, in Canada (accanto al francese), in Australia e in Nuova Zelanda, ed è lingua ufficiale o di lavoro in molti paesi dell’Africa, dell’Asia e dei Caraibi. Oggi chi lo parla come seconda lingua è più numeroso di chi lo ha imparato da bambino.

Le due varianti di riferimento sono quella britannica e quella americana. Cambiano alcune grafie (colour e color, centre e center), alcune parole (l’appartamento è flat in Gran Bretagna e apartment negli Stati Uniti, l’ascensore lift o elevator, l’autunno autumn o fall) e la pronuncia: in gran parte degli Stati Uniti la r dopo una vocale si sente, nel sud dell’Inghilterra no.

Accanto a queste ci sono l’inglese australiano, canadese, irlandese, sudafricano, indiano e molti altri, ciascuno con il suo accento e le sue parole. Nessuna accademia decide quale sia quello giusto: sono tutti inglese a pieno titolo.

Come si scrive

L’inglese antico si scriveva con l’alfabeto latino portato dai missionari cristiani, più alcune lettere prese dalle rune o aggiunte per l’occasione, come la þ e la ð per il suono «th». Sono scomparse fra il Medioevo e l’arrivo della stampa; la þ sopravvive per sbaglio nelle insegne finto-antiche come Ye Olde Shoppe, dove quella Y era in origine una þ e si leggeva the.

L’ortografia inglese si è fissata in gran parte fra il Quattrocento e il Seicento, mentre la pronuncia continuava a cambiare. Il risultato sono parole come knight, dove k e gh un tempo si pronunciavano e oggi no, o la stessa sequenza ough letta in modi diversi in though, through e tough.

In cambio l’inglese non ha accenti né dieresi: le 26 lettere bastano per tutto, salvo poche parole prese in prestito così come sono, come café.

Parole in prestito

L’inglese è una lingua germanica con un vocabolario in buona parte romanzo: moltissime sue parole vengono dal francese e dal latino. Spesso ce ne sono due per la stessa cosa, una germanica e quotidiana, l’altra francese o latina e più formale: begin e commence, ask e inquire, freedom e liberty. Dai Normanni viene anche una coppia famosa: l’animale vivo ha un nome germanico (cow, pig), la sua carne in tavola un nome francese (beef, pork).

Dall’italiano l’inglese ha preso molti termini della musica, come «piano» e «soprano», usati così come sono, e parole adattate come balcony, umbrella e volcano.

Nell’altra direzione l’italiano di oggi usa senza tradurle moltissime parole inglesi: «computer», «weekend», «sport», «film», «manager». Alcune hanno cambiato senso per strada: lo «smoking» italiano in inglese è un dinner jacket o un tuxedo, e il «footing» si chiama jogging.

Che cosa sorprende chi parla italiano

La pronuncia non si ricava dalla scrittura: lo stesso gruppo di lettere si legge in modi diversi, e la stessa vocale può avere suoni diversi. Conviene imparare ogni parola nuova insieme al suo suono, invece di indovinarlo. Due suoni che l’italiano non ha sono quelli di th, sordo in think e sonoro in this.

In compenso la grammatica delle forme è leggera: niente genere per i nomi, aggettivi invariabili (a red car, two red cars), verbi che cambiano poco. La difficoltà sta altrove: nell’ordine delle parole, che è rigido, e nel soggetto, che va sempre espresso. Dove l’italiano dice «piove», l’inglese dice it is raining.

Le domande e le negazioni vogliono quasi sempre un verbo ausiliare: Do you speak English?, I don’t know. E i tempi non corrispondono uno a uno a quelli italiani: «ho visto Marco ieri» diventa I saw Marco yesterday, perché con un momento preciso del passato il present perfect non si usa.

Infine i falsi amici, numerosi proprio perché tante parole inglesi vengono dal latino: actually significa «in realtà» e non «attualmente», eventually «alla fine» e non «eventualmente», e una library è una biblioteca, non una libreria.