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C2  ·  48 parole

Rumori e voci

Parole per ciò che si sente davvero, invece di dire che qualcosa ha fatto rumore.

La sedicesima voce è poltern, e un lettore italiano la conosce già senza saperlo, perché sta dentro una parola che l’italiano ha preso dal tedesco e usa così com’è: « il poltergeist ». Per chi parla tedesco il composto è trasparente. Der Geist è lo spirito, il fantasma; poltern è fare fracasso urtando e rovesciando cose, il rumore di una cassa che rotola giù per le scale o di qualcuno che gira al buio sbattendo contro i mobili. Il poltergeist, dunque, non prende il nome da come appare ma da come si sente: è lo spirito che fa baccano, e le storie che lo riguardano parlano infatti di colpi, piatti che cadono e sedie spostate, quasi mai di figure. Il verbo ha anche un uso figurato, per chi alza la voce e sbraita senza cattiveria: Der Chef poltert gern, aber er meint es nicht böse. E vive in un’usanza: der Polterabend è la festa che precede le nozze, in cui gli amici rompono stoviglie davanti agli sposi, perché i cocci portano fortuna, Scherben bringen Glück. Anche lì il nome non dice la festa, dice soltanto il rumore.

Le parole

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